Rassegna storica del Risorgimento
CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA LETTERE; CARTEGGI (CARLO ALBERTO-M
anno
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1976
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pagina
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388
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388 Libri e periodici
si estende su di un territorio più ampio di quello * occupato dalla classe di superficie della proprietà terriera tanto da poter parlare anche di latifondo contadino (p. 207).
Al vizio strutturale dell'economia agricola meridionale il riformismo settecentesco cercò di porre rimedio con un rinnovamento ce dall'interno, senza scosse, senza eccitare antagonismi, senza rotture istituzionali (p. 20), che si riduceva essenzialmente in un tentativo di stimolare il grande proprietario terriero a una conduzione più redditizia aumentandone i privilegi e rendendo più agevole il reperimento di mano d'opera a basso costo. Questo riformismo gradualistico e non radicale condizionò l'opera del Decennio, perché i Francesi dovettero tener conto di quegli inamovibili fattori oggettivi il riconoscimento realistico dei quali aveva costituito la base di quel riformismo, e perché il rapporto di forze li costringeva a ce tutelare gli interessi dei grandi proprietari . Il Decennio operò, essenzialmente, ce una dislocazione sociale a livello di predominio economico, nel settore soprattutto della ricchezza fondiaria dai baroni ai borghesi , vi fu l'affossamento dello jus feudale; ma il nuovo ceto di proprietari... usciva dalla matrice feudale (p. 94). Vi fu praticamente un allargamento per aggregazione della classe feudale, e mutava la veste legale del predominio, che costituiva l'ammodernamento più evidente. (Naturalmente l'opera del Decennio fu di gran lunga più vasta, come evidenzia anche l'A. Vi sarebbe anche da aggiungere che se i Francesi ritennero di dover moderare il loro riformismo per mantenere, o acquistare, una base di consenso, ciò sarebbe imputabile in primo luogo a quel riformismo che aveva limitato il proprio campo d'azione ai ceti più elevati. In effetti direi che l'opera del Decennio, anche se insufficientemente radicale, purtuttavia stimolò anche il sorgere di una più numerosa classe di borghesia provinciale il cui attivismo politico ed economico fu notevole fino alla sconfitta finale del 1821). Al di là della più o meno esatta definizione della classe possidente dominante, permane caratterizzante per il Meridione l'incapacità (se tale fu) di nuove forze sorgenti di proporre ed imporre un proprio modello alternativo di egemonia politica ed economica, di sostituirsi insomma rivoluzionar-mente alla vecchia classe dominante. Donde anche fissità di strutture e arcaicità di metodi e rapporti in agricoltura*
I mutamenti ed i progressi del paesaggio agricolo meridionale dalle leggi di riforma agraria in poi come moltissimi aspetti negativi vecchi e nuovi di questa evoluzione sono ampiamente analizzati nell'ultimo saggio. Prevale purtuttavia l'impressione che questa evoluzione si sia compiuta sulla falsariga delle precedenti: con innesti al vertice ed adeguamento (relativo) ai tempi delle forme di sfruttamento delle masse (per parafrasare Sereni, cit. a p. 222).
VLADIMIRO SPERBER
F. AsSANTE, Città e campagne nella Puglia del secolo XIX. L'evoluzione demografica; Genève, Librarne Droz, 1974, in 8, pp. XII-429. S.p.
Sulla base di una ricca e minuziosa documentazione particolarmente interessante l'utilizzazione della pubblicistica locale Franca Assante ricostruisce l'economia delle tre province pugliesi durante un lungo periodo di tempo, che va dalla Restaurazione all'alba del XX secolo, ed in essa inserisce lo studio dell'insediamento umano, che costituisce la parte più cospicua de] volume.
Dopo aver pubblicato un primo lavoro sull'evoluzione demografica delle tre province pugliesi durante il secolo XIX, la stessa A. sente l'esigenza di calare quei risultati demografici in una problematica economica e sociale di più ampio respiro, per poter cogliere - la relazione fra crescita demografica e sviluppo economico e, quindi, i reciproci rapporti d'influenza tra * città ' e * campagna ' (pp. VII-Vili).
La realtà economica e sociale della Puglia si presenta notevolmente complessa e differente sia nell'arco di tempo considerato sia nelle tre province pugliesi e spesso, anche, all'interno di una stessa provincia. Da una parte l'agricoltura, che rappresenta la componente fondamentale dell'economia pugliese durante tutto il secolo, appare caratterizzata da
F. AS'SANTE, La Puglia demografica nel secolo XIX, Napoli, 1967.