Rassegna storica del Risorgimento

CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA LETTERE; CARTEGGI (CARLO ALBERTO-M
anno <1976>   pagina <389>
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Libri e periodici
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una profonda arretratezza tecnica e produttiva ma interessata anche, in alcune zone ben individuabili, da un processo di ammodernamento e di trasformazione capitalistica del tutto peculiare, che contribuisce a mettere in evidenza le contraddizioni economico-sociali della regione; dall'altra è presente in Puglia un'attività manufatturiera, più che industriale, ab­bastanza modesta, su basi domestico-artigianali, mirante prevalentemente alla trasforma­tone dei prodotti della terra.
Agli inizi del secolo XIX, l'agricoltura e la pastorizia caratterizzano, in misura di­versa, le tre province pugliesi, che appaiono, in complesso, come un immenso semina­tivo , anche se nel corso degli anni le colture arboree si vanno lentamente estendendo; le tecniche più razionali di coltivazione e di produzione sono quasi del tutto assenti, nono­stante r azione di propaganda svolta da alcuni organismi agrari, quali le Società Econo­miche. Alla caduta del Regno delle due Sicilie, le condizioni della agricoltura pugliese secondo FA. non subiscono modificazioni profonde sul piano dell'ammodernamento tecnico o dell introduzione di nuove colture, ma è pur vero che il verificarsi di importanti avvenimenti, quali l'abolizione della Dogana della Mena delle pecore nel Tavoliere, la ven­dita dei beni ecclesiastici e la quotizzazione dei demani comunali determinano importanti modificazioni nel regime della proprietà terriera e di conseguenza nell'assetto produttivo della regione. Un esame più articolato della realtà economica, dei particolari rapporti di proprietà esistenti nel periodo borbonico avrebbe forse permesso di cogliere più efficace­mente le differenze determinatesi nell'assetto produttivo della regione negli anni successivi all'unificazione nazionale. Allo stesso modo sarebbe risultato interessante seguire la forma­zione e l'ascesa della nuova borghesia agraria, appena consolidatasi attraverso l'usurpazione delle terre demaniali, e soprattutto il ruolo da essa svolto nel processo di trasformazione colturale, che investì, in forma tutta particolare, le campagne pugliesi negli anni ottanta, soprattutto in relazione alla grave crisi cerealicola. La peculiarità della trasformazione agra­ria pugliese sarebbe emersa chiaramente e dal confronto dei diversi modi di trasformazione colturale determinatisi nelle tre province pugliesi (si pensi da un lato alle grandi aziende capitalistiche del Tavoliere, dall'altro alla proprietà particellare in Terra d'Otranto) e dal collegamento della realtà economico-sociale pugliese con quella di altre zone agricole ita­liane, interessate in quegli anni da un tipico sviluppo capitalistico.
L'attività industriale pugliese, per tutto il corso del secolo, è direttamente legata e spesso subordinata all'agricoltura; come ai è già notato, essa ha generalmente carattere domestico-artigianale e mira prevalentemente al soddisfacimento dei bisogni primari della popolazione, mediante lo sfruttamento delle materie prime di produzione locale; sono dif­fuse, infatti, le industrie tessili, le industrie alimentari, dell'abbigliamento, dell'edilizia e quelle legate all'attività marinara. Anche la modesta attività industriale della regione, come l'agricoltura, risente pienamente gli effetti negativi del mancato sviluppo di una valida rete stradale e ferroviaria, che avrebbe potuto permettere l'inserimento attivo della regione nel mercato nazionale e stimolare un diverso tipo di produzione, non direttamente legato all'as­sorbimento sul mercato locale.
Negli anni ottanta, quando le campagne pugliesi sono investite da un processo di trasformazione colturale, anche l'attività industriale in genere, ma soprattutto quella diret­tamente collegata alla trasformazione dei prodotti agricoli, riceve un impulso sorprendente. Si pensi al sorgere dei moderni stabilimenti per la lavorazione dell'olio e del vino, special­mente in quelle zone in cui la grande azienda agraria di tipo capitalistico segue i propri prodotti dalla coltivazione alla trasformazione e al collocamento sul mercato. Numerose sono anche le fabbriche di paste alimentari, le fabbriche di botti, di carri, che s'incremen­tano notevolmente in relazione all'impetuoso sviluppo delle colture specializzate. Ma tanto per le colture specializzate quanto per le industrie ad esse connesse si tratta di uno svi­luppo che trova la sua ragion d'essere in contingenze particolari (rapporti commerciali favo­revoli con la Francia), perciò è sufficiente una diversa politica economica, dettata al go­verno italiano da particolari esigenze di classe, per determinare il crollo ed il fallimento
di tali attività.
Muovendo dalle particolari condizioni economiche della regione, FA. ricostruisce l'evoluzione demografica pugliese dal 1815 al 1901, sulla base di una vasta documentazione, arricchita da numerose tabelle e grafica dimostrativi e da una ponderosa appendice, in cui