Rassegna storica del Risorgimento

ISTITUTO MAZZINIANO DI GENOVA FONDI ARCHIVISTICI; PARETO LORENZ
anno <1976>   pagina <474>
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Emilio Costa
les de Mazade apparve come una sorta di abbozzo anticipato della comune di Parigi.5)
Compromesso irrimediabilmente nel moto genovese e graziato per cle­menza sovrana (ma il suo nome era troppo sonante e troppo scandalosa poteva apparire la condanna) il Pareto continuò ad essere popolare perché rappresen­tava l'intransigente opposizione genovese alla politica di Cavour. Eletto presi­dente della Camera nell'estate del 1849 (cosa che fece inorridire Vittorio Ema­nuele), la sua elezione assumeva un forte significato nella composizione stessa del Parlamento Subalpino; eletto ancora deputato dopo il proclama di Monca-lieri, ebbe il buon senso di dimettersi per non prestarsi troppo ad un gioco politico che poteva finire con il risultare scomodo. Ritornato in parlamento, vi rappresentò quel municipalismo genovese che guardava con diffidenza alla politica economica di Cavour.
Deputato, presidente della Camera, senatore, ministro, amministratore in enti locali, il Pareto seppe assumere una linea di condotta politica e morale che ebbe a fondamento il suo amore per Genova, anche se questo gli ebbe a costare amarezze e delusioni. Come ministro degli Esteri, non è facile poterlo giudicare serenamente: bisogna riconoscergli molte attenuanti dovute all'incalzare degli eventi. I difetti che si riscontrano nell'amministrazione del suo ministero sono comuni a quelli di tutti i suoi colleghi e a tutta la nuova classe politica dirigente subalpina del 1848-1849. La recente pubblicazione di documenti diplomatici ci offre maggiore materia di studio e di riflessione. È un discorso lungo che va fatto altrove. Tuttavia il giudizio frettoloso e negativo di Gino Capponi può sol­tanto in parte essere condiviso. Come deputato di ferma opposizione si rivela in lui la tempra del genovese pronto alla difesa del suo porto e del suo commercio ligure. Si è accennato al municipalismo di Pareto, come si può parlare di quello di tutti i genovesi del suo tempo: non è però un municipalismo alla torinese, quello bollato da Gioberti. È, semmai il contrario: è municipalismo (e difesa delle tradizioni genovesi) in quanto è diffidenza verso Torino, verso il carciofo sabaudo; esso però svanisce quando il panorama che si guarda dalla Lanterna non termina alla capitale del Piemonte, ma spazia per tutta la Penisola.
Lorenzo Pareto, lasciato il ministero degli Esteri il 15 agosto 1848, prese con sé una parte della corrispondenza relativa al suo ufficio. 6> Soprattutto tolse una gran parte delle lettere ricevute da suo fratello Gaetano, che era stato in­viato da lui a Milano in qualità di rappresentante del governo del Regno di Sar-
5) La memorialistica e i giornali genovesi del 1848 ci offrono larga materia al ri­guardo. Dopo l'armistizio Salasco, tornato a Genova, il Pareto, per il suo atteggiamento con­trario all'interruzione della guerra, acquistò molto credito nell'ambito democratico. La folla chiedeva le dimissioni di Giacomo Balbi Pioverà da generale della guardia nazionale e acclamava a succedergli il Pareto (cfr. il Pensiero Italiano del 2 settembre 1848).
6) Presso l'Istituto Mazziniano, cart. 105, esiste un registro di pp. 77 -fi, legato in cartone rosso, cm. 32 X 21, sulla cui copertina si legge a stampatello impresso in oro Let­tere diplomatiche . Esso contiene copia di lettere di diplomatici sardi e stranieri a Lorenzo Pareto, con allegata una lettera autografa di dimissioni di Pareto a Carlo Alberto. Nella prima pagina si legge la seguente nota manoscritta: Lettere importati da conservare dalla famiglia Pareto. Marchese Pareto L.zo Ministro degli Esteri del He di Sardegna, 1848 (acquisto Gravaghi).