Rassegna storica del Risorgimento

SETTEMBRINI LUIGI
anno <1977>   pagina <132>
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132 Alfonso Scirocco
sione delle nuove idee. In particolare bisogna distinguere tra Napoli, centro vivace di cultura, abbastanza aperto alle influenze europee, e le province, dove idee, notizie, libri arrivavano con ritardo e circolavano lentamente. Ora non è stato mai notato che Settembrini, benché nato e vissuto nella maturità a Napoli, va collocato tra la borghesia di estrazione provinciale.
Trasferitosi a Caserta da piccolo con la famiglia, fece gli studi elementari e medi tra Caserta e il collegio di Maddaloni, e quando nel '28, a 16 anni, tornò nella capitale per frequentare l'Università, essendo stato in provincia sin da fanciullo, stetti egli dice fra i provinciali, unito prevalentemente ai Calabresi, sicché io passavo per uno di loro, e per non parere un intruso, io rammentavo spesso mio nonno che era di Bollita, paese che da prima apparteneva alla Calabria e poi a la Basilicata J.5* Ciò spiega come durante la formazione gio­vanile il Nostro sia stato influenzato dalle correnti meno avanzate, predominanti negli ambienti napoletani più legati ai centri provinciali, da cui provenivano lui ed i suoi amici.
La prolusione recitata nel novembre '35 a Catanzaro, dove era andato vinci­tore della cattedra di eloquenza, rivela una cultura sorprendentemente chiusa alle grandi correnti ideali che movevano l'Europa e l'Italia: il giovane Settem­brini appare tenacemente radicato nella tradizione umanistico-retorica: non lo possiamo pensare sulla linea che deriva dal Genovesi ma piuttosto su quella dei puristi, degli antiquari e degli italomani, la linea del Betti, del Puoti, del mar­chese di Montrone .6) Anche quando, consolidando a Catanzaro i suoi studi, accoglie più moderni contributi culturali, quali quelli dei coscienzialisti, non af­ferra l'opera di svecchiamento culturale e di mediazione politica da questi svolta. I coscienzialisti
nella prospettiva del generalizzato sviluppo della società meridionale degli anni trenta esprimevano le istanze dei nuovi ceti emergenti che aspiravano ad una collocazione juste-jniUeu ed elaboravano una dottrina che giustificasse tale scelta. Questa dottrina fa costi­tuzionale e liberale in politica, romantica ... in letteratura, galluppiana in filosofia, cattolica ... in religione, mediatrice, in ognuno dei casi, di tradizione e modernità, sostanzialmente pre-giobertiana. Il Settembrini, pur assorbendo in qualche pagina della sua estetica le tesi coscienzialiste, rimane chiaramente al di fuori di quel vasto sistema di mediazioni. Insieme si mostra irriducibilmente ostile alle nuove tendenze cousiniane ed idealistiche che penetra­vano in quegli anni nella cultura meridionale. Ribadisce le tesi antiromantiche e puriste, la sua difesa delia tradizione letteraria nazionale. Contro l'invasione delle letterature straniere rivela duri accenti protonazionalisti e anticosmopolitici, ma anche una esigenza originale e profonda; il suo radicamento nell'antichità classica suona come una rivendicazione polemi­camente alternativa: del mondo greco e latino egli fa propria soprattutto la lezione civile laica e repubblicana: evoca in questo modo una carica ideologica che tende a rompere le strutture portanti trono ed altare della Restaurazione. *>
Non meraviglia, quindi, l'adesione ad una forma anacronistica di lotta po­litica, la cospirazione settaria, propiziata dall'incontro a Napoli col calabrese Benedetto Musolino, fondatore dei Figliuoli della Giovane Italia, ispirati alla tra-
5) L. SETTEM Barin, Ricordanze della mia vita e scritti autobiografici, a cura di M. TitEMBLLY, Milano, 1961, p. 23, a cui faremo riferimento nelle citazioni.
fi) M. THEMBLLY, Luigi Settembrini nel centenario della morte, Napoli, 1977, p. 8. Cr. M. THEMELLY, La formazione intellettuale di L. Settembrini (1837-1851). Introduzione a L SETTBMBHCÌI, Opuscoli politici editi e inediti (1847*1851), Roma, 1969.
7) M. THEMELLY, Luigi Settembrini cil., p. 13 sgg.