Rassegna storica del Risorgimento
SETTEMBRINI LUIGI
anno
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1977
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pagina
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137
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Luigi Settembrini politico e patriota 137
sotto il trono dei Borboni il baratro in cui sarebbe precipitato nel 1860. Ma gli avvenimenti mirabili della seconda guerra d'indipendenza, dei moti nell'Italia centrale, della spedizione dei Mille erano di là da venire. Per ora le forze conservatrici apparivano pienamente ristabilite in Europa e l'assolutismo di Ferdinando II sembrava poggiare su solide basi.
Prima che si presentasse l'illusione murattista o prendesse corpo il programma sabaudo ogni via di azione contro i Borboni sembrava preclusa. Un vecchio moderato napoletano, Luigi Blanch, nel '51 giungeva ad augurarsi che il regno fosse occupato da una nazione più civile, Inghilterra, Francia od Austria, perché riteneva che nel paese nessuno fosse in grado di indicare i mezzi con cui passare dal sistema autoritario instaurato da Ferdinando II ad un governo legale.
Settembrini non avrebbe mai aderito ad idee del genere. Il suo attaccamento alla patria napoletana fu incondizionato fino al '60, al punto che nel '56 riteneva gravissima sventura un mutamento di dinastia, lodava il re per essersi opposto alle pressioni di Francia e Inghilterra, scrivendo alla moglie:
Io per me vorrei che Ferdinando fosse giusto, ragionevole, leale, ma non vorrei che egli fosse disprezzato e conculcato, perché egli è, vogliamo o non vogliamo, il capo dello Stato, e il disprezzo suo è il disprezzo di tutta la nazione... Io fui condannato a morte, io sono nell'ergastolo per causa dello Stato, ma io darei il mie sangue e la mia vita a Ferdinando, se lo straniero volesse insultare lo Stato, occuparlo, irriderlo, impadronirsene... Io vorrei uscir di prigione, sì, ma più di questo io desidero che il paese non sia avvilito e sprezzato; più del mio bene, io amo il bene e l'onore pubblico.
Per Settembrini, quindi, la soluzione dei problemi politici del Mezzogiorno andava trovata nell'interno del paese. Scartata l'ipotesi di una rivoluzione per la quale non c'erano le forze (Settembrini si scaglierà violentemente contro i promotori della spedizione di Sapri: Maledico quegli scellerati che sotto specie di libertà, standosi da lontano, mandano giovani generosi a morire, anzi ad essere macellati >, scriverà alla moglie il 14 luglio '57 3,)) non restava che sperare in un ravvedimento della famiglia regnante. Nel 1851 dall'ergastolo, in una immaginaria Lettera di Carlo III a Ferdinando II di Borbone, Settembrini espone nuovamente il suo ideale illuministico di governo paternalistico ( il popolo col suo buon senno vuole la sostanza del buon governo, e poco si cura della forma: l'unico, il solo, il vero suo bisogno è la giustizia 32)), rimprovera la fretta con cui fa concessa la costituzione, rimprovera (sconfessando implicitamente alcune 6ne affermazioni del '48) la larghezza con cui fu armata la Guardia nazionale e fu data libertà alla stampa, rimprovera l'assunzione al governo dei liberali, nomini nuovi ed inesperti.33) Tuttavia è indecoroso per il re ritirare la costituzione liberamente concessa, tanto più che in Europa va crescendo la richiesta di istituzioni liberali. L'unica via di uscita per la dinastia è l'abdicazione di Ferdinando II in favore del figlio Francesco, che potrà ristabilire la costituzione e riprendere la collaborazione con gli uomini migliori.34)
29) w. N. SEMOB, L'Italia dopo il 1848, Bari, 1937, p. 177.
30) ,. SETTEMBRINI, Lettere dall'ergastolo, a cura di M. TIIEMEI.LV, Milano, 1962, lettera alla moglie del 20 settembre 1856.
31) Jbidem, lettera alla moglie del 14 luglio 1857; cfr. anche la lettera del 25 luglio.
32) x. SETTEMBRINI, Opuscoli politici clt., p. 325.
33) Ibidem, p. 332 sgg. **> Ibidem, p. 354 sgg.