Rassegna storica del Risorgimento

SETTEMBRINI LUIGI
anno <1977>   pagina <138>
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Alfonso Scirocco
La soluzione adombrata dal Settembrini non era il sogno utopistico di un isolato, ma una ipotesi politica seriamente considerata anche negli ambienti li­berali. Non commettiamo Terrore di considerare espressione della classe dirigente meridionale gli emigrati, che a Torino, Genova, Firenze, Londra, Parigi, sotto­posti a nuove influenze, si staccavano dagli amici rimasti in patria. Anche dopo il '56 l'ideale unitario, che fatalmente subordinava le Due Sicilie al Piemonte, fu accettato solo da pochi patrioti. Deve essere ridimensionata la celebre risposta con cui Carlo Poerio respinse l'ipotesi dell'ascesa di un Murai sul trono napo­letano ed indicò a nome di tutti i reclusi politici come unica soluzione l'Italia unita con Vittorio Emanuele. Ebbene, Settembrini e Silvio Spaventa non furono interpellati, anzi si dolsero apertamente dell'abuso fatto del loro nome, e dichia­rarono di dissentire dalla affermazione del Poerio, perché in quel momento ri­tenevano opportuno lasciare aperta la porta a tutte le soluzioni possibili.
proprio della fine del '56 un documento redatto da Spaventa e Settem­brini, in cui si esamina la situazione politica napoletana, e si conclude con la tesi sopra ricordata di non impegnarsi intempestivamente per nessun programma politico. *>
I due patrioti affermano che i partiti liberali esistenti nel regno sono tre, i borbonici liberali, i repubblicani, i murattiani. Mentre repubblicani e murat-tiani sono i più ardenti e risoluti, i borbonici, sebbene di un ceto più colto, più ricco e autorevole, non sono un elemento così schiettamente rivoluzionario; non hanno sussidi da nessuno; non speranza di maggiori aiuti da fuori; non unità di scopi e di mezzi . Per un certo tempo essi hanno creduto che l'Inghilterra fosse disposta ad impegnarsi per la soluzione proposta da loro, cioè l'abdicazione di Ferdinando II e il ristabilimento della costituzione da parte del figlio Fran­cesco, ma si è reso evidente che l'Inghilterra non può e non vuole impegnarsi nella questione. Il punto più debole di questo partito, secondo Settembrini e Spaventa, è che esso in realtà è formato da liberali unitari che desidererebbero un regno d'Italia con Vittorio Emanuele e solo per le difficoltà del momento si contentano dell'abdicazione di Ferdinando. Per tale intima contraddizione non sono in grado di prendere una decisa iniziativa politica.
Abbiamo riportato queste osservazioni per sottolineare quanto fosse diffusa la convinzione che, in mancanza di prospettive migliori, si potesse contare sol­tanto sull'evoluzione liberale della dinastia. La grande occasione sembrò of­frirsi nel maggio '59, con la morte prematura di Ferdinando II, avvenuta mentre aveva inizio la seconda guerra d'Indipendenza e veniva messo in discussione l'intero assetto della penisola. Settembrini, già in Inghilterra, ma sempre affezio­nato alla patria napoletana, auspicò che Francesco II prendesse le redini dello Stato ed entrasse nella guerra italiana, promettendo il ristabilimento della costi­tuzione del '48 a guerra finita.37) Era l'idea del governo forte e delle concessioni graduali espressa nella Lettera di Carlo IH, accompagnata dall'antica fiducia nelle minoranze illuminate, dal momento che Settembrini esprimeva il desiderio che tutti gli uomini di senno e di opinioni ragionevoli esponessero al nuovo re in una petizione modesta e rispettosa quali erano i mali del regno e che cosa si attendeva da lui.
35> s. SPAVENTA, op ri*., p. 216 sgg. 3 Ibidem, p. 218 sgg.
37) L. SETTEMBRINI, Lettere dall'ergastolo cit.; lettera ad E. Pessimi, Londra 28 maggio 1859.