Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI GENOVA 1850-1859
anno <1977>   pagina <143>
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II giornalismo genovese nel decennio 143
mazziniano, o comunque democratico, con una massiccia presenza di emigra­zione politica non di rado irrequieta, ma che i piccoli comuni offrono un quadro parecchio diverso. Attraverso una meditazione attenta sulla distribuzione spesso minima o inesistente dei giornali in paesi e frazioni è possibile, almeno parzialmente, costruire una tavola geografica politica della Liguria. E soprat­tutto notare gli spostamenti che avvengono in misura abbastanza significativa in uno spazio di tempo piuttosto breve, cercando di individuarne le cause.
Le prime tabelle statistiche inoltrate dal Direttore Divisionario delle Regie Poste all'Intendente Generale il 9 febbraio 1854 riguardano in realtà la situazione esistente almeno un anno prima: è compreso, infatti, nei prospetti II Lavoro, il noto periodico repubblicano diretto da Augusto Zagnoni, vissuto tra il 4 settem­bre 1852 e il 16 febbraio 1853. I dati risalgono, quindi, ad un periodo compreso tra questi due estremi, e riguardano anche fogli, come II Mediterraneo e l'Osser­vatore, che terminano le pubblicazioni nel primo semestre 1853.3)
Si tratta di un periodo denso di avvenimenti di rilievo, sia su di un piano più generale (basta pensare al connubio), sia, in particolare, per Genova. Impor­tanti problemi di natura politica ed economica vengono dibattuti dalla stampa genovese: il porto, il commercio, le ferrovie sono argomento di accese discussioni. È in fase di rapida ascesa il movimento operaio, che ha carattere prevalente­mente mazziniano; la forte presenza degli emigrati politici preoccupa il governo e gli ambienti più conservatori della città, ancorati ad un tenace municipalismo. In Genova, i democratici hanno almeno in questa fase un peso notevole: sono, certo, divisi dopo il fallimento dell'iniziativa rivoluzionaria del '48-'49, ma le loro iniziative incontrano ancora larghi consensi. Il nuovo corso della politica cavouriana è appena agli inizi, e l'iniziativa sabauda non si pone ancora come alternativa a scelte rivoluzionarie.
È molto importante in questi anni, per comprendere la realtà genovese nei suoi diversi aspetti e non interpretarla in modo unilaterale, conoscere l'ambiente cattolico, profondamente diviso soprattutto dal punto di vista politico. È il mo­mento ormai superata la crisi siccardiana della legge sul matrimonio civile e della discussione sui beni ecclesiastici. Sta per chiudersi una fase di transi­zione durata ben cinque anni, che è stata caratterizzata da un vuoto in Curia, ora colmato con la nomina ad arcivescovo di mons. Charvaz.4) Sta per avvenire una svolta determinante, col passaggio dal vicario mons. Giuseppe Ferrari, fau­tore di un atteggiamento rigorosamente intransigente, al nuovo pastore, ritenuto abbastanza impropriamente un liberale . Su Andrea Charvaz molto è stato scritto: ma si è in generale posto l'accento più sull'azione politica e sull'opera di mediazione con la corte sabauda che sull'attività pastorale, che rivela aspetti di grande interesse.5'
3) u II Lavoro vedi GAETANO PERILLO, Gli albori dell'organizzazione operaia nel Genoveaato, in Movimento operaio e socialista in Liguria, 1959, n. 5, pp. 181-185, e LEO-NIDA BALESTRE!, Consistenza e orientamenti della stampa periodica genovese attorno alla metà dell' '800, in Movimento operaio e socialista, 1969, n. 2, pp. 206-208.
Sa II Mediterraneo, Dizionario del Risorgimento Nazionale a cura di MICHELE ROSI, voi. I, Milano, 1931, p. 652.
4) Su Andrea Charvaz, vedi Bibliografia dell'età del Risorgimento cit., voi. I, pp. 586-
587.
5) Recenti studi hanno ridimensionato il preteso liberalismo di mons. Charvaz, certo uomo di fine senso politico, di istintiva moderazione , ma sempre fermo difensore delle libertà ecclesiastiche e dei diritti della Chiesa. Vedi LAZZARO MARIA DE BERNARDIS,