Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI GENOVA 1850-1859
anno <1977>   pagina <147>
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Il giornalismo genovese nel decennio 147
Di grande interesse, e non molto noto, è L'Osservatore Ligure Subalpino, bisettimanale cattolico che vede la luce il 4 maggio 1852, e vuol essere, nelle in­tenzioni, l'antidoto alla Maga. Nei primi dodici numeri la testata è illustrata con una vignetta satirica, che raffigura i fasti dello Stato moderno, paragonato a Babi­lonia. H foglio nasce con un programma ambizioso: poiché il paese è infestato da un'innumerabile moltitudine di libercoli, stampe, giornali, giornaletti organi presso che tutti d'una pura democrazia che tendono ad abusare della ignoranza, della semplicità, della buona fede del popolo per trafficare il loro privato inte­resse sulla costui morale e materiale rovina , occorre combattere i nemici di Dio e della Società ; spiegare al popolo i molti e gravi doveri che gli incom­bono sotto di un governo costituzionale; battersi in difesa della Cattolica Re­ligione, del Trono e della Tranquillità dello Stato . H direttore, Pio Questa, già maggiore comandante della Scuola Militare in Roma, promette imparzialità e pulizia; non osteggerà alcun governo legalmente costituito quando però non si pretenda vincolare la nostra coscienza . Il giornaletto, il cui linguaggio è abbastanza simile, dal lato opposto, a quello della sconcissima Maga è seque­strato sin dal primo numero.
Per quanto riguarda il problema nazionale, afferma con sicurezza che il Re non tenterà mai e poi mai una terza riscossa . UOsservatore pubblica l'elenco nominativo dei preti siccardiani e favorevoli all'incameramento dei beni del clero, per additarli al pubblico disprezzo, e riporta ugualmente con minac­cioso commento i nomi dei deputati che hanno votato in favore della legge sul matrimonio civile.25) Attacca violentemente Lorenzo Pareto per la sua ormai lon­tana opera di ministro; pubblica un'impietosa epigrafe funebre di Gioberti; po­lemizza duramente coi giornali liberali ed in particolare il Corriere Mercantile; commenta, per la verità un po' fuori tempo, gli statuti della Giovine Italia.26)
Il giornale, che ovviamente ha parole di fuoco nel rievocare la repubblica romana del 1849, difende il potere temporale e spiega come gli Stati meglio am­ministrati e più floridi in Italia siano il regno di Napoli e il Lombardo-Veneto.27) In seguito ai sequestri che colpiscono i numeri 24 e 27, dell'agosto 1852, com­menta: Beati coloro che soffrono per la giustizia. Per quanto riguarda i pro­blemi cittadini il giornale mostra un acceso municipalismo, ed è contrario alla politica finanziaria del governo ed al trasferimento della Marina.
Dal 31 dicembre al 15 febbraio la pubblicazione del foglio è interrotta: su questa pausa, che coincide sorprendentemente con la venuta di mons. Charvaz, si possono soltanto formulare ipotesi. C'è comunque un vuoto, che tuttavia non lascia dubbi sulla scarsa simpatia del periodico cattolico intransigente su quello che, nel caso di maggior benevolenza, è definito il nostro rispettabile arcive­scovo . I provvedimenti presi da Charvaz 6ono elencati con gelida concisione o con velate critiche; dei due provicari nominati, il canonico Forte è ottantenne, e Giuseppe Ferrerò ha accettato per ubbidienza . Rimane il fatto che i due rappresentano una coppia piena di prudenza e moderazione che non mole-
23) L'Osservatore Ligure Subalpino, 4 maggio 1852, n. 1.
24) L'Osservatore cit., 25 maggio 1852, n. 4.
25) L'Osservatore cit., 30 giugno 1852, n. 13, e n. 20,
26) L'Osservatore, 14 settembre 1852, n. 35, e 30 novembre 1852, n. 57.
27j H in questi Stati i legittimi interessi della Chiesa sono rispettati dai Principi . L'Osservatore, 6 agosto 1852, n. 24.
2) L'Osservatore, 21 maggio 1853, n. 94.