Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI GENOVA 1850-1859
anno <1977>   pagina <159>
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Il giornalismo genovese nel . decennio 159
Con l'affievolirsi del clericalismo, entra parallelamente in crisi l'anticlerica­lismo più acceso e volgare. La Maga è colpita da una crisi causata non solo dal nuovo corso di Charvaz, ma anche certamente dall'evolversi della situazione po­litica: le defezioni del '53-'54 dalle file repubblicane, l'allinearsi di non pochi esuli ed ex combattenti del '48-*49 su posizioni filosabaude incidono negativa­mente sulle fortune del periodico. C'è infine una maturazione ed un salto di qualità per cui molti democratici passano dalla lettura della Maga a quella di Italia e Popolo. Il foglio di Savi, complessivamente interessante, vivace, e di ben altro livello, anche se dimezza le vendite all'estero (ma per la stampa rivoluzio naria esistono limiti ben precisi alla diffusione, e chiusure da parte dei regimi assoluti), ha un buon incremento nel regno di Sardegna, raddoppiando quasi la presenza, se non le vendite, nei diversi comuni, nonostante difficoltà finanziarie e sequestri. IL discorso, relativo alla fine del '54, è limitato per tutti i fogli dalla mancanza di dati per Genova città; il solo punto di riferimento rimane la stati­stica di fine '52-inizio '53.
Sulla situazione dell'Italia e Popolo negli anni successivi, ed in particolare nel 1857-1858, Leonida Balestreri riporta cenni fatti dal Cavour variamente inter­pretabili. Il presidente del Consiglio nel febbraio 1857 parla a Villamarina di 300 abonnés , e l'anno successivo scrive allo stesso accennando a 400 mi-méros, dont 200 distribués gratis et 200 envoyés à ses abonnés .78J Se per abbo­nati si intende dire lettori che ricevono il giornale per posta, VItalia e Popolo ha evidentemente aumentato nel '57 le spedizioni. Rimane un punto interrogativo sulle vendite cittadine, che neppure Cavour deve essere in grado di accertare con esattezza, considerando il sistema di distribuzione che avviene per lo più tra­mite l'opera di singoli. Nel 1858 il quadro muta radicalmente, con la prigionia di Savi e la lenta morte del giornale ucciso dai sequestri: i dati cavouriani potreb­bero essere abbastanza vicini alla realtà. Si tratta, però, soltanto di un'ipotesi. C'è comunque da ritenere che Cavour tenda a minimizzare l'importanza e la diffusione del foglio mazziniano per calmare l'ira di Napoleone III che ha chiesto esplicitamente la morte de L'Italia del Diavolo.
Al di là di certe congetture numeriche, si nota nel '54 una maggiore pre­senza mazziniana nella riviera di Levante, in coincidenza con i tentativi di Luni-giana e col sorgere di nuclei repubblicani anche al di fuori del centro di Ge­nova. Ma siamo soltanto agli inizi di una penetrazione che, malgrado la crisi in­negabile, sarà più forte dopo l'unità.
In campo moderato le note positive sono parecchie. Mentre la Gazzetta di Genova, per quanto assai diffusa all'estero come foglio di notizie, è in grave flessione, il Corriere Mercantile è in forte ascesa, avendo assorbito parte dei let­tori de II Mediterraneo. Ma il fatto nuovo e di maggior rilievo è la presenza non irrilevante della Stampa, più diffusa in Piemonte che in Liguria, ma presente in circa 35 località di quest'ultima regione.
Le altre osservazioni hanno importanza marginale: il Povero, di cui non è nota la vendita in Genova, sembra non essere all'altezza del predecessore La-voro; di Areopago e Gazzetta dei Tribunali non è possibile esprimere una valu­tazione dal punto di vista politico, trattandosi di pubblicazioni con caratteristiche particolari.
78) Lettere edite ed inedite di Camillo Cavour raccolte ed illustrate da LUIGI CHIALA, Torino, 1884, voi. Il, p. 473. Lettera del 18 febbraio 1857.
Carteggio Cavour-Nigra, Bologna, 1926, voi. I, p. 72. Lettera di Cavour a Salvatore Villamarina del 14 febbraio 1858.