Rassegna storica del Risorgimento

ELEZIONI AMMINISTRATIVE MILANO 1899
anno <1977>   pagina <162>
immagine non disponibile

162
Maurizio Punzo
pari tempo cessare i poteri del Regio Commissario straordinario, generale Bava Beccaris, il quale poche settimane dopo avrebbe abbandonato anche il comando del IH Corpo d'Armata. Era nn provvedimento ormai atteso da tempo, non più giustificabile per motivi di ordine pubblico e che era già stato preceduto da fatti significativi, come la ricomparsa del Secolo, il 1 settembre, che fu salutata da una grande dimostrazione di entusiasmo 4) e l'arrivo del nuovo prefetto, il sena­tore conte Carlo Municchi.5* Questi giunse a Milano il 4 settembre ed il giorno successivo annunciò ai milanesi, con un suo manifesto, la cessazione dello stato d'assedio ed il ritorno della città e della provincia nello imperio della legge comune e della Libertà ed insieme il suo programma di ossequio alla Legge . 6>
Il commento alla nomina di Municchi, al suo manifesto ed anche alla sua circolare ai funzionari pubblici, i quali venivano invitati a far proprio il motto sub lege Ubertosa fu positivo, ma insieme scarno e succinto da parte dei quo­tidiani moderati, La Perseveranza, il Corriere della Sera e La Sera, ancora dif­fidenti verso il nuovo Presidente del Consiglio che godeva dell'appoggio della Sinistra costituzionale.8) Assai misurati furono anche i giudizi dei radicali, i quali si chiedevano se tra i compiti affidati dal governo al nuovo prefetto non figurasse anche quello di ripetere, in vista delle prossime elezioni amm ini stre­
per dar tempo Cassazione pronunciarsi per ricorso Romussi e compagni (entrambi i di­spacci in: ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, Atti Presidenza del Consiglio. 1898. Pelloux. Fascicolo 30). Il 4 agosto il generale Bava telegrafava a Pelloux: Ho vietato trasmis­sione seguente telegramma diretto giornale Sera: " Assicurarsi ottima fonte firmato decreto toglie stato assedio Milano " (ibidem) ed ancora il 16 agosto Pelloux telegrafava a Bava: Notizia che sarà tolto stato d'assedio Milano per il giorno 20 assolutamente infondata. Governo nulla ha ancora deciso in proposito, ma prevede che non sarà tolto in questo mese. Municchi verrà ai primi di settembre (ibidem). Quest'ultima notizia lasciava pre­sumere che era intenzione del governo far coincidere la cessazione dello stato d'assedio con l'arrivo a Milano del nuovo prefetto Municchi.
4) Il Secolo, 2-3 settembre 1898. L'Osservatore cattolico riapparve il 7 settembre, mentre il terzo dei quotidiani sospesi in maggio, L'Italia del popolo, fondato dal repubbli­cano Dario Papa, non riprese le sue pubblicazioni che il 31 dicembre 1900.
5) Il 9 agosto Pelloux aveva informato con un dispaccio telegrafico il generale Bava della sua decisione di inviare a Milano Municchi: Informo la S.V. che è stato stabilito che quando cesserà lo stato d'assedio in codesta provincia vi verrà destinato come prefetto il Comm. Municchi ora a Palermo (ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, Atti Presidenza del Consiglio. 1898. Pelloux. Fascicolo 30, cit.). Il decreto di nomina di Municchi a Mi­lano a partire dal 1 settembre era stato firmato da Umberto a Torino il 23 agosto (AR­CHIVIO CENTRALE DELLO STATO, Ministero delVlnterno. Personale fuori di servizio. Serie 2a. Busta 200. Fascicolo 660. Municchi conte comm. Carlo). Nato a Firenze nel 1836, Municchi aveva iniziato la sua carriera nella magistratura, ed aveva tra l'altro ricoperto la carica di Procuratore generale a Milano dal 1883 al 1887. Nel 1893 era stato nominato senatore. Aveva ricoperto la carica di prefetto a Torino, Napoli, ancora Torino e Palermo, dove era giunto il 1 aprile 1898 (ibidem).
6> // Secolo, 5-6 settèmbre 1898. Il manifesto di Municchi venne riportato integral­mente da tutti i quotidiani milanesi*
?) La Perseveranza, 8 settembre 1898.
*) Gran parte della Destra lombarda ed i moderati prinettiani avevano votato a fa­vore del governo Pelloux. Essi erano alieni dal ritenere il nuovo Presidente del Consiglio uomo di sinistra, ma gli rimproveravano l'alleanza con Zanardelli e Gìolitti (cfr.: UM­BERTO LEVRA, op. cit., pp. 246-247).