Rassegna storica del Risorgimento

ELEZIONI AMMINISTRATIVE MILANO 1899
anno <1977>   pagina <164>
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Maurizio Ponzo
deputato repubblicano De Andreis. La richiesta della liberazione di tutti i con-dannati politici, dell'amnistia, dell'autentico ritorno sotto l'imperio della legge diveniva, quindi, per i democratici delle diverse scuole e per gli stessi cattolici intransigenti, la prima rivendicazione; era il banco di prova a cui aspettavano il governo Pelloux. L'atteggiamento di Pelloux su questo argomento e su quello della ricostituzione di tutte le associazioni politiche e sindacali disciolte in mag­gio avrebbe anche dimostrato loro se il Presidente del Consiglio intendesse o meno seguire le orme dei suoi predecessori nel favorire la consorteria milanese che deteneva il potere municipale e cbe veniva accusata di essere la principale responsabile della proclamazione dello stato d'assedio e delle repressioni che ne erano seguite.
Il problema del giudizio sui fatti di maggio era infatti un motivo di divi­sione profonda fra liberali conservatori e cattolici moderati da una parte e radi­cali, socialisti, repubblicani e cattolici intransigenti dall'altra. I radicali, che avevano visto la soppressione del loro più importante quotidiano, Il Secolo, e l'arresto del suo direttore, mentre l'altro loro giornale, La Lombardia si era ri­dotto ad una sorta di autocensura per non incorrere nello stesso provvedimento, erano convinti che i disordini che si erano avuti a Milano ai primi di maggio non rispondessero a nessun disegno di sovversione violenta da parte dei socia­listi e dei repubblicani e die avrebbero potuto essere fronteggiati agevolmente senza l'adozione di provvedimenti eccezionali. Essi accusavano i moderati mila­nesi di avere approfittato di quelle agitazioni per chiedere ed ottenere lo stato d'assedio, con lo scopo di sorreggere il loro potere amministrativo ormai in declino, e facevano notare come del preteso moto rivoluzionario non si fossero affatto approfittati i partiti estremi, che ne avevano anzi subito le conseguenze, e che avevano svolto attiva opera di pacificazione, ma proprio i moderati.15)
La Giunta ed il Sindaco venivano quindi chiamati direttamente in causa ed accusati senza mezzi termini per il loro operato:
La prima, la massima delle responsabilità che la cittadinanza milanese dovrà, o pre­sto o tardi, giudicare e colpire, è quella del Municipio.
H Sindaco e la Giunta non potevano ingannarsi od essere ingannati come, forse, avvenne al Governo centrale e all'Autorità militare locale sull'importanza e sull'indole dei disordini.
E poiché la forza pubblica aveva, facilmente e in breve tempo, trionfato dell'audacia dei rivoltosi; poiché, ristabilita la calma, nessuna traccia, nessun indizio appariva come, lo ripetiamo, fu luminosamente dimostrato e autorevolmente proclamato in due sentenze del Tribunale di guerra di previi concerti, di cospirazioni, di accordi fra partiti che militano fuori dell'orbita delle Istituzioni; poiché lo spirito pubblico non aveva subito al­cuna visibile depressione e nella grande maggioranza dei cittadini, fin dal primo manife­starsi dei tumulti, rimase ferma e incrollabile la convinzione che tratta vasi di una bufera momentanea, facilmente superabile; il Sindaco e la Giunta, diciamo, naturali custodi della dignità morale e degli interessi economici di Milano, avevano il dovere di spiegare tutta hi loro influenza, superiore alle passioni e agli odii di parte, perché alla nostra città fos­sero risparmiati l'onta e il danno immeritati di gravissimi provvedimenti non richiesti da supreme ragioni di difesa. ls>
,5> Vedi l'intervista rilasciata al Secolo dal deputato del III Collegio, on. Malachia De Cristoforis (// Secolo, 24-25 settembre 1898).
16) La Lombardia, 6 settembre 1898, a La cessazione degli stati d'assedio. Sotto l'imperio della legge , Il quotidiano radicale ricordava anche che il Sindaco era interve­nuto alle riunioni della Costituzionale, ove si erano invocate, oltre il prolungamento dello stato d'assedio, restrizioni permanenti delle libertà.