Rassegna storica del Risorgimento
ELEZIONI AMMINISTRATIVE MILANO 1899
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1977
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165
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Le elezioni amministrative milanesi nel 1899 165
I moderati ritenevano invece che lo stato d'assedio fosse stato necessario per riportare l'ordine e la calma, ma respingevano l'accusa di averne essi chiesto la proclamazione. Ritenevano, però, che i disordini del maggio fossero stati opera di un piano di sovversione, che aveva trovato la possibilità di svilupparsi a causa dell'esistenza, a Milano, di un materiale infiammabile, costituito da quella massa di operai immigrati, che non sentiva i problemi della città con lo stesso spirito dei suoi vecchi abitanti e che era facile preda della propaganda socialista. Non essendosi nel frattempo modificata tale situazione, i moderati paventavano un nuovo scoppio rivoluzionario. Essi non si limitavano, quindi, a difendere il proprio comportamento e quello della Giunta, del governo e dell'autorità militare, ma chiedevano l'adozione di provvedimenti restrittivi delle libertà simili a quelli presentati da Rudinì poco prima di abbandonare la guida del governo.
Si potrebbe sprecare il fiato scriveva l'organo per eccellenza dell'Associazione Costituzionale I7) ripetendo ancora una volta che nulla si approderà nell'interesse dell'ordine pubblico fino a quando non si troverà chi sappia richiedere dal Parlamento una legge da cui venga frenata sul serio quella propaganda contraria al principio di autorità che s'è ripresa in Italia dal giorno in cui si ritornò a quell'ordine normale di cui s'abusò, prima, e si abuserà ancora.
II giornale della consorteria ricordava del resto che già prima del 7 maggio del '98 si chiedevano sulle sue colonne nuove leggi sulla stampa, sulle associazioni, sull'elettorato.
Anche i cattolici moderati del Comitato elettorale conservatore, i quali facevano parte della maggioranza che sosteneva la Giunta Vigoni e avevano condiviso le posizioni dei liberali conservatori sui fatti di maggio, pur deplorando la politica di repressione contro le organizzazioni cattoliche, che attribuivano, però, a Zanardelli e all'influenza della Massoneria, erano favorevoli a leggi restrittive della libertà di stampa e di associazione e ad una riforma elettorale che contemplasse la riduzione del suffragio o l'adozione del voto multiplo.I8)
Del tutto diverso, sia nel giudizio sui fatti di maggio, sia sul problema dell'adozione di leggi restrittive delle libertà, era l'atteggiamento dei cattolici intransigenti, i quali avevano subito Io scioglimento del Comitato diocesano, la sospensione dell'Osservatore cattolico e l'arresto del suo direttore. Il dissenso sui fatti di maggio tra le due parti del cattolicesimo milanese si traduceva in un diverso atteggiamento nei confronti della Giunta Tigoni, della quale gli intransigenti non approvavano molti atti, successivi alla proclamazione dello stato d'assedio ed anche alla sua cessazione.
Anche in campo moderato, del resto, i fatti di maggio avevano provocato dei dissensi, non numerosi, ma significativi dell'atteggiamento di quei conservatori più avveduti, che intuivano quanto fosse pericoloso identificare la propria causa con quella della repressione militare e dei tribunali di guerra. Se in giugno il dissenso di Torelli Viollier dagli altri proprietari del Cor-
17J La Perseveranza, 15 settembre 1898, a I nostri rimorsi . Vedi anche: La Per-severanza, 20 settembre 1898, a La situazione odierna . Si deve tener presente che la ripresentazione dei progetti contro la libertà di Rudinì non figuravano nel programma originario del governo Pelimix (cfr. GASTONE MANACORDA, Introduzione a: LUIGI PELLOUX, Quelques souvenirs de ma vie, Roma, 1967, p. LXII).
18) Vcdi Lega lombarda, 23-24 novembre, I bizantinismi dell'ora presente .