Rassegna storica del Risorgimento
ELEZIONI AMMINISTRATIVE MILANO 1899
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1977
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Maurizio Punzo
I redattori del nuovo quotidiano erano consapevoli che la reazione, resa più audace e sfrenata dai successi ottenuti stesse per tentare, in altra occasione, le sue prove tristissime e che di questa reazione fosse punta di diamante la consorteria lombarda, quegli uomini che approfittarono dei tumulti del Maggio scorso (...) per imporre a Milano sempre buona e tranquilla nella serena coscienza della sua forza operosa Tonta e il danno di un regime straordinario , gli autori dello stato d'assedio , che incominciavano a intravedere il pericolo che il frutto dell'opera loro possa andare disperso e vagheggiavano perciò restrizioni del suffragio, del diritto di associazione e di riunione, della libertà di stampa . Da questa previsione che il Paese stesse per correre un pericolo estremamente serio derivava la necessità di battere la reazione in campo nazionale, colpendola nelle sue roccaforte La battaglia per sconfiggere a Milano la consorteria lombarda rientrava dunque in una politica più vasta, per realizzare la quale, per combattere questa guerra senza tregua alle consorterie ringhiose e faziose, che spadroneggiano sulle maggioranze disorganizzate , veniva indicata come necessaria l'unità di tutte le componenti del partito democratico, ivi compresa quella socialista. Con la nascita del Tempo la causa dell'unità del partito democratico nella sua accezione più ampia faceva dunque un passo in avanti prima ancora che la presentazione dei provvedimenti politici di Pel-loux, il 4 febbraio, la rendessero necessario strumento di una svolta politica in senso liberale.
Frattanto le iniziative in favore dell'amnistia non conoscevano soste. L'indulto concesso dal governo il 29 dicembre, ed in seguito al quale avevano lasciato i reclusori 690 condannati dai tribunali militari e circa duemila da quelli ordinari, non aveva tolto vigore alla campagna per la liberazione di tutti i condannati politici, dato che coloro che dovevano scontare le pene maggiori rimanevano prigionieri. Il 20 gennaio vedeva la luce a Milano il Pro Amnistìa, che aveva lo scopo di tener viva la battaglia e che vide le une accanto alle altre le firme di esponenti politici cattolici, socialisti, repubblicani, radicali ed anche liberali. Il 6 febbraio l'assemblea dell'Associazione lombarda dei giornalisti, che già si era espressa in favore dell'amnistia, proclamava propri rappresentanti al Congresso internazionale della stampa, che si sarebbe tenuto a Roma in aprile, quattro colleghi detenuti: Alberta rio. Chiesi, Romussi e Turati.
Dai primi di febbraio, a Milano come altrove, la battaglia dei democratici per l'amnistia 88> si saldava con quella contro i provvedimenti politici di Pelloux. L'atteggiamento radicale verso il governo, che era stato di prudente at-
88) Ai primi di febbraio il problema dell'amnistia venne discusso dalla Camera. Come riferi il relatore Marco Pozzo, varie erano le petizioni che erano state presentate al Parlamento; tra queste una veramente nazionale, come quella che contiene circa 400.000 firme, di cui 370.600 presentate il 19 dicembre e 1.550 più altre 495, presentate il 30 dicembre stesso dall'on. De Cristoforis (ATTI DEL PARLAMENTO ITALIANO, Camera dei Deputati. Sessione 1899. Discussioni, voi. II, tornata del 4 febbraio 1899, p. 1740). Intervenendo in quel dibattito l'on. Mussi mise in luce quanto la lotta per l'amnistia contribuisse all'unità dei partiti popolari: L'Estrema sinistra, sempre leale nelle sue dichiarazioni conserva intatta tutta la sua fisionomia e la costituzione sostanziale dei suoi manipoli; oggi però un più alto e più immediato ideale ci sorride, e ci obbliga ad unire in legione le nostre falangi. Questa legione sarà la legione dei vigili, che tutti i giorni vi spronerà, che non vi darà mai tregua; così operando noi saremo forse a voi molesti, ma utili se giungeremo presto ad ottenere quell'amnistìa, che è nel desiderio e nella coscienza nazionale (ibidem, pp. 1752-1753).