Rassegna storica del Risorgimento
ELEZIONI AMMINISTRATIVE MILANO 1899
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1977
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191
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Le elezioni amministrative milanesi nel 1899 191
ali esclusione dei consiglieri che avevano solidarizzato con Bava Beccaris ma anche, in sostanza, all'accordo con i socialisti, che venivano visti come un pericolo per il futuro del partito radicale:
Se, come si dice, il risultato finale sarà di portarci al Commissario Regio e alle elezioni generali, non sappiamo vedere come e perché i democratici-radicali potranno allora fare a meno dell'alleanza dei socialisti ed evitare altri ed egualmente dolorosi sacrifìci di uomini che rappresentano forze cospicue del partito liberale.167)
Tale critica voleva, però, rimanere all'interno del partito democraticol68) ed i fatti smentirono sia la voce, riportata dall'Osservatore cattolico,,69) della costituzione da parte della Lombardia di una lista autonoma formata di radicali temperati e di moderati, sia quella di un tentativo analogo da parte del-l'on. Colombo. 170>
La concessione di un nuovo indulto, il 3 giugno, che permise la scarcerazione tra gli altri di Turati e di Romussi. fu con ogni probabilità un tentativo, tardivo e parziale, del governo di influenzare l'imminente voto a Milano ed in altre città.171)
H successo della lista dei partiti popolari fu netto, con reiezione di tutti i suoi 32 candidati. Tra il primo eletto, il socialista Maino (19234 voti) e l'ultimo, Piovella (18123 voti), vi era uno scarto minimo.l72) Il primo degli eletti della minoranza, il sen. Porro, seguiva con uno scarto di quasi quattromila voti, avendone riportati 14255. Gli otto eletti della lista clerico-moderata (cinque cattolici e tre moderati) erano tra quelli che avevano avuto l'appoggio anche dell'Associazione di elettori cattolici, il cui apporto era dunque stato essenziale anche nel determinare una vittima illustre, il sen. Negri, che restava fuori dal Consiglio comunale. I candidati sostenuti esclusivamente dagli intransigenti figuravano invece in coda alla lista dei non eletti, con circa tremila voti ciascuno.173>
167) La Lombardia, 17 maggio 1899, Per la lotta elettorale amministrativa .
16S> La Lombardia, 21 maggio 1899.
169) L'Osservatore cattolico, 17-18 maggio 1899.
") La Lombardia, 9 giugno 1899.
171) a È un atto, commentava Farmi (DOMENICO FARINI, op. cit., p. 1504) , è una concessione che non calma nulla, che non mette cenere sul fuoco. Gli agitatori vogliono l'amnistia e continueranno a domandarla. Vogliono soprattutto che agli ex-deputati condannati siano resi i diritti politici: continuano e continueranno le candidature protesta .
172) Gii elettori erano 51.405, i votanti 32.857. Nelle elezioni precedenti vi erano stati 46.356 iscritti e 28.001 votanti. Su di un incremento della popolazione milanese di circa diecimila persone l'anno, vi era, ogni anno, l'iscrizione di circa mille persone nuove nelle liste elettorali. L'aumentata importanza ed il rapido incremento della funzione commerciale, assieme allo sviluppo industriale (GINO LUZZATTO, L'evoluzione economica della Lombardia dal 1860 al 1922, in La Cassa di Risparmio delle provincie lombarde nell'evo-lozione economica della Regione, Milano, 1923, p. 483) era la causa di questo accrescimento, che interessava principalmente i sobborghi, trattandosi in prevalenza di operai.
173) Secondo La Sera il risultato assai scarso della lista dell'Associazione di elettori cattolici dimostrava o che gli intransigenti non avevano avuto in realtà neanche nel 1895 alcun peso elettorale, oppure che la loro scelta di autonomia aveva fatto perdere loro una buona parte di voti (cfr.: La Sera, 12-13 giugno 1899, La vittoria dei socialisti a Milano ). Del tutto diversa l'interpretazione dell'Osservatore cattolico, per il quale quei tremila voti rappresentavano un successo politico, avendo impedito che l'intero partito cattolico fosse coinvolto nella débàcle dei moderati (cfr.: L'Osservatore cattòlico, 12-13 giugno 1899, Il significato ).