Rassegna storica del Risorgimento

ELEZIONI AMMINISTRATIVE MILANO 1899
anno <1977>   pagina <198>
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Maurizio Punzo
manifesto liberale poi, accettando esplicitamente di scendere sul piano della lotta politica, si scagliava imparzialmente contro gli altri due partiti e presentava i moderati come gli unici difensori dell'ordine, delle istituzioni e della Mo­narchia. M6)
La decisione di rompere con i clericali non fu, però, unanime. Si fece por­tavoce di coloro che avrebbero preferito rinnovare il patto del 1895 e tentare, quindi, di contrastare la vittoria dei partiti popolari La Sera,217) che si batté per scongiurare l'eventualità della rottura e poi criticò aspramente la decisione presa.2I8) Le stesse divergenze si fecero sentire all'interno del Circolo Popo­lare, 219> del Circolo Ordine e Libertà e del Circolo elettorale costituzionale del IV Collegio.220) Queste critiche riguardavano appunto il metodo seguito, la man­cata consultazione delle associazioni tradizionali del partito, ma nascondevano un dissenso più profondo circa la scelta deliberata di puntare solamente a con­tendere la minoranza ai cattolici, ma non la maggioranza ai radicali e ai so­cialisti.
Sull'altro versante dello schieramento politico milanese l'accordo era in­vece pressocché completo. Già prima della nomina del Regio commissario i de­legati delle diverse organizzazioni popolari avevano costituito il Comitato cen­trale democratico, il quale aveva nominato una Commissione di lavoro, alla quale partecipavano quattro rappresentanti per ognuno dei tre partiti. La Com­missione si era immediatamente messa al lavoro, predisponendo i registri elet­torali di tutte le 93 sezioni del Comune e provvedendo alla rinnovazione dei diversi sotto-comitati mandamentali o sezionali che già avevano operato per le elezioni dell'll giugno.221* Ai primi di novembre l'Unione dei partiti popo­lari iniziò anche i corsi serali di istruzione per i cittadini che volevano acqui­sire il diritto di voto e dovevano, quindi, dimostrare al pretore di sapere leg. gere. I moderati insistettero molto anche questa volta, nella loro polemica elet­torale, sull'esistenza di divergenze in campo democratico, a seguito della pretesa socialista di escludere, come in giugno, i nomi dei consiglieri radicali che ave­vano votato il plauso a Bava Beccaris dalla lista dei partiti popolari. La Lom­bardia, dal canto suo, scriveva222' che tali esclusioni sarebbero state intollerabili e faceva intendere che esse avrebbero potuto portare questa volta alla forma­zione di una sua lista. Alla nascita di un terzo partito del resto teneva qualcuno anche in campo moderato, e tra questi forse lo stesso sen. De Angeli.223) I mo­tivi di questa polemica furono, però, resi vani dall'atteggiamento dei socialisti, i quali, coerentemente con le proprie convinzioni che l'unione dei partiti popo­lari fosse necessaria e che bisognasse lasciare ai radicali l'onere di formare la
2tó) la Perseveranza, 24 novembre 1899; Corriere della Sera, 24-25 novembre 1899; La Sera, 23-24 novembre 1899.
217) La Sera era di proprietà, dal maggio 1899, di una società formata da Gassano Gabba, Leopoldo Pullc, Giulio Biraghì, Giorgio Mylus, Carlo Binda, Giuseppe De Capi­tani D'Arzago. La linea politica non era mutata rispetto alla vecchia proprietà (la ditta Oblieght) e il direttore, Suzzi, era rimasto.
2tf) La Sera, 9-10 e 23-24 novembre 1899.
29) La Sera, 25-26 novembre 1899.
220> La Sera, 28-29 novembre 1899.
221J II Tempo, 17 settembre 1899; Il Secolo, 18-19 settembre 1899.
222) La Lombardia, 3 novembre 1899, a A proposito di esclusioni .
223) Il Secolo, 8-9 novembre 1899.