Rassegna storica del Risorgimento

ELEZIONI AMMINISTRATIVE MILANO 1899
anno <1977>   pagina <201>
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Le elezioni amministrative milanesi nel 1899 201
La sconfitta era particolarmente grave per i cattolici, ì quali non avevano più neppure un loro rappresentante nel Consiglio comunale e registravano an­che una flessione di voti rispetto alle elezioni del 1894 e 1895. Essi attribuirono a diverse cause le ragioni del loro insuccesso: l'aver concorso solo per la mino­ranza, mentre i moderati avevano dato almeno l'impressione di voler contrastare la vittoria dei partiti popolari; le deficienze organizzative, cansate anche dalla troppo tardiva unificazione delle due associazioni cattoliche; le troppe discus­sioni sulla tattica.234* Vi era, però, un altro motivo, che agli occhi dei cattolici milanesi si faceva chiaro in seguito alla sconfitta, quello dell'astensionismo poli­tico, che si ripercuoteva inevitabilmente anche sulle elezioni amministrative, tra­ducendosi in una debolezza intrinseca per tutto il movimento.235) Ne derivava, e non solo per il cattolicesimo milanese,236) la propensione a ritenere che l'astensione porta dei danni gravi alla organizzazione cattolica: e come, finché essa dura, i cattolici milanesi non possono sperare di portare nella lotta sociale odierna quella influenza benefica, che sola può salvare la patria nostra da una dolorosa rovina .237) Si trattava di riflessioni gravide di conseguenze, anche se queste non sarebbero state immediate. I cattolici milanesi, d'altra parte, non si nascondevano che la somma dei voti propri e di quelli moderati, come era visi­bile dal numero dei suffragi (12.721) ottenuti dal sen. Porro, il quale era stato appoggiato da entrambi i partiti, era ben lontana dal risultato raggiunto dai par­titi popolari. Questo faceva loro ritenere che il vero obiettivo da conseguire fosse quello di riuscire a rompere l'alleanza tra i partiti popolari, staccando i radicali dai socialisti, ai quali venivano attribuiti dai 10238) agli 11 mila voti.239) Tale obiettivo era condiviso anche dai moderati, i quali non nascondevano la pro­pria soddisfazione per essere riusciti a conquistare i seggi della minoranza240) e si riproponevano di servirsene per riconquistare Palazzo Marino con l'aiuto di quell'ala radicale che essi non consideravano molto lontana dalle proprie con­vinzioni politiche.
Il vero problema, per i moderati come per i loro avversari, era indubbia­mente se nell'Unione dei partiti popolari sarebbero prevalsi, nel prossimo fu­turo, i motivi non episodici che avevano portato alla sua costituzione, o se di fronte alle scelte concrete dell'amministrazione cittadina gli interessi sociali dif-
234) Lega lombarda, 12-13 dicembre 1899: L'Osservatore cattolico. 12-13 dicembre 1899; Nuova Antologia, 16 febbraio 1900, Le recenti elezioni comunali di Milano e l'in­successo dei cattolici , di CESARE NAVA.
235) L'Osservatore cattolico, 12-13 dicembre 1899; Nuova Antologia, 16 febbraio 1900,
art. àt.
236) Cultura Sociale, 1 gennaio 1900, a L'astensione , di ROMOLO MURRI. Z*7) Nuova Antologia, 16 febbraio 1900, art. cit.
238) Osservatore cattolico del 12-13 dicembre calcolava in 10 mila i voti socialisti, con un incremento di 5.500 rispetto al 1895, e giudicava stabile l'elettorato radicale e repubblicano, con circa 7 mila voti. La stessa valutazione faceva Francesco Papafava, che calcolava in 10 mila i voti socialisti, in 3 mila e in 5 mila rispettivamente quelli repub­blicani e radicali (FRANCESCO PAPAFAVA, Dieci anni di vita italiana (1889-1909), Bari,
1913, voi. I, p. 42).
Z*9) Era questa la stima fatta da Cesare Nava {Nuova Antologia, 16 febbraio 1900,
art. cit),
2W La Perseveranza, 12 dicembre 1899, 1110 dicembre : Corriere della Sera, 13-
14 dicembre 1899, a L'elezioni del 10 dicembre .