Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; RADEV SIMEON
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1977
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204
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204
Antonello F. M. Biuguli
trasto con la nota della redazione posta in calce all'articolo la quale precisava i limiti della collaborazione e ne specificava il significato prendendo le dovute distanze dalle opinioni espresse dal giornalista bulgaro:
Prescindendo dagli aspriorismi nostri, che il Radev non condivide, ...la critica sua investe con acuta verità gli enigmi maggiori della nostra condotta, la mancata distruzione della flotta turca, la parata dimostrativa ai Dardanelli e l'incongruenza della politica dello status quo balcanico con le sperate insurrezioni, le quali sono nelle mani del russo, e più ancora dell'austriaco. Dall'insieme dell'articolo balza quell'impreparazione diplomatica diciamo così con indulgenza che è stata la maggior debolezza dell'impresa percbé, a non dire altro, ha lasciato il nostro paese in faccia al mondo nella posizione di provocatore ingiusto, onde lo sfavore di tutta l'opinione europea, sfavore che doveva diventare facile scherno una volta che i risultati erano più lenti ed angusti di quelli che prometteva la vantata passeggiata militare.4'
La discordanza tra il corrispondente e il giornale non può essere attribuita ad un semplice incidente , giacché le posizioni politiche del Radev, stambu-lovista, erano più che note, quanto, piuttosto, al più vasto complesso di polemiche, dubbi e scissioni che la guerra di Libia aveva provocato all'interno del Partito socialista e del movimento operaio in genere: dall'opposizione decisa di Turati e Salvemini, a quella più sfumata di altri settori del riformismo e del sindacalismo che, nel 1911, si erano caratterizzati per una specie di benevola neutralità nei confronti dell'impresa che Giolitti stava per intraprendere in Libia.5*
Ho concepito un interesse per il personaggio Simeon Radev nel corso di un sistematico lavoro di ricerca sul carteggio degli addetti militari italiani carteggio che costituisce un canale di informazione e documentazione non secondario per la ricostruzione della politica estera italiana nei primi decenni del '900 conservato presso l'archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito (Roma). Questo lavoro, dunque, non pretende di far luce su un episodio di storia bulgara, ma si limita a segnalare alcuni elementi di un certo interesse, offerti da un archivio italiano finora trascurato dagli studiosi di questioni balcaniche. I limiti della ricerca e l'assenza degli strumenti necessari non permettono un'analisi dell'ambiente politico bulgaro, con la complessità o addirittura le incongruenze che lo caratterizzarono nel primo quarantennio del nostro secolo, periodo durante il quale si svolse l'eterogenea attività politico-culturale del Radev. Le stesse posizioni politiche del giornalista bulgaro-macedone, quali risultano dai dati che emergono dalla sua attività e confermate dai cenni
*) UÀ vanti! citato faceva precedere l'articolo da una nota introduttiva del corrispondente da Sofìa di carattere eminentemente elogiativo nei confronti dell'attività politica e culturale dell'autore mentre la nota riportata in calce all'articolo, preparata dalla redazione, rivela l'incertezza del giornale nei confronti dei giudizi espressi dal Radev.
5> Cfr. a questo proposito gli scritti di C. BARNI, A. LABRIOLA, A. POLLEDRO, A. DE AMBBIS, P. MANTICA, L. TANCREDI, A. 0. OLIVETTI, in La Guerra di Tripoli. Discussioni nel campo rivoluzionario, Napoli, 1912, pp. 242. Lo stimolante volume, che raecoglie scritti prò e contro la guerra in Libia, costituisce una preziosa testimonianza dell'atteggiamento dei sindacalisti italiani. Sempre su questo problema cfr. G. ARFÉ, Les Socialistes italiens, in he Mouvemenl Social, ol lobre-dicembre 1963, n. 45, pp. 71-85, numero speciale Le Socia-lisme et la question coloniale avant 1914; G. HAUPT, L'Internazionale Socialista e la conquista libica, in Movimento operaio socialista, 1967, n. 1, pp. 3*24; V. DEGL'INNOCENTI, Il socialismo italiano e la guerra di Libia, Roma, 1976.