Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; RADEV SIMEON
anno <1977>   pagina <211>
immagine non disponibile

Simeon Radev nel 1911-1912
211
L'azione bulgara vide la Romania, la Grecia, il Montenegro e la Turchia coaliz­zate in favore ed in aiuto alla Serbia. Richiamato a Sofia Radev fece parte della delegazione che si recò a Bucarest nell'agosto 1913 per concludere le trattative di pace ed anche in questa occasione mostrò tutta la propria abilità riducendo le conseguenze della sconfitta alla perdita della sola Macedonia. Rimase a Buca­rest come ambasciatore e proseguì nella carriera diplomatica complessivamente per altri trent'anni rappresentando il proprio paese in Svizzera, Olanda, Belgio, Turchia, Stati Uniti, dove, per la sua profonda esperienza, ebbe numerosi con­tatti, con Roosevelt in qualità di esperto di problemi balcanici. Tra i fondatori dell'Accademia Diplomatica Internazionale, nel 1917, per divergenze con Rado-slavov, si dimise da ambasciatore a Berna e parti di nuovo per il fronte. L'anno successivo, mentre si delineava la seconda catastrofe bulgara a causa dell'offensiva alleata in Macedonia (15-24 settembre 1918) fu richiamato al ministero degli Esteri dal Capo dello Stato Liapcev al fine di condurre le trattative per la pace a Salonicco (settembre 1918). Terminata la guerra, Stambuliski lo volle con se a Ginevra dove rimase quale rappresentante della Bulgaria alla Società delle Nazioni. Nel 1923, durante il putsch militare, che portò alla formazione del go­verno Zankov, allo scioglimento del Partito radicale contadino e del Partito comunista e alla fucilazione dello stesso Stambuliski, Radev è a Vienna per mo­tivi di studio. Richiamato in patria la sua consulenza e competenza risulta pre­ziosa per determinare la politica estera del nuovo governo e, in particolare, per risolvere le questioni con la Grecia e la Turchia; con quest'ultima, nel 1924-'25, Radev riuscì finalmente a concludere le trattative per una normalizzazione dei rapporti tra i due paesi. Nel maggio del 1934, dopo il colpo di Stato delle due organizzazioni nazionaliste Zveno e Associazione degli ufficiali della riserva che portarono al governo il colonnello Georgiev e ottennero la so­spensione della costituzione, Radev venne allontanato dal ministero degli Esteri. Nel 1935, con le dimissioni di Georgiev, fu reintegrato nella carriera diplomatica e la seconda guerra mondiale lo trova a Bruxelles. Dal Belgio, attraverso la Fran­cia e l'Italia, rientrò in Bulgaria dove nel 1943-'44 i reggenti ne chiesero la de­stituzione incontrando, però, la netta opposizione del ministro degli Interni. Nel settembre 1944, con l'avvento del regime comunista, Radev fu definitivamente allontanato dalla attività diplomatica e dalla vita politica e fino alla sua morte (15 febbraio 1967) si dedicò a ricerche di carattere storico e letterario.
Attività politica intensa e ideologicamente eterogenea che si giustifica con i diversi momenti attraversati dalla Bulgaria al servizio della quale Radev si era comunque posto: la sua posizione nei confronti della guerra italo-turca era oggettivamente in linea con gli interessi della Bulgaria la quale in una sconfitta ottomana avrebbe trovato quelle soddisfazioni, non solo territoriali, che aveva perseguito per anni. Non sfuggivano, tuttavia, al giornalista bulgaro alcuni pre­cisi problemi di carattere giuridico-morale:
Certo non si ignorava qui che l'aggressione italiana non aveva una base di diritto, e d'altra parte l'esempio di un forte che attacca il debole senza motivo sufficiente, e solo per spogliarlo, si pensava potesse creare un precedente, del quale un piccolo paese come la Bulgaria non poteva dissimularsi la gravità; ma al di sopra di queste considerazioni si affacciava la speranza che da questa nuova guerra la Turchia sarebbe uscita vinta e umi­liala e che la sua sconfitta avrebbe potuto essere il punto di partenza di una evoluzione capace di dare soddisfazione alle aspirazioni dei popoli cristiani dell'impero ad una demo­crazia politica ed al libero sviluppo delle varie culture nazionali.32)
32) S. RADEV, art. cit., in Avanti! p. 3.