Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; RADEV SIMEON
anno
<
1977
>
pagina
<
212
>
212
Antonello F. M. Biagini
A questo doveva aggiungersi un sentimento di simpatia verso l'Italia rappresentante, agli occhi dei popoli balcanici, la massima espressione del diritto di nazionalità, di quel diritto che tutti i popoli balcanici anelavano a veder rico~ nosciuto e per il quale lottavano.33) Il fatto che l'Italia si fosse cangiata in uno Stato egoista e alleata alle grandi potenze europee non mutava, a giudizio del Radev, questo stato di fatto. Concretamente poi la Tripolitania rappresentava, per il popolo bulgaro, la massima espressione dell'oppressione di cui era oggetto: in quella inospitale regione venivano infatti inviati i rivoluzionari più pericolosi del movimento bulgaro-macedone. La conquista italiana civile e liberale avrebbe posto fine a questo stato di cose:
Come non dovevamo noi rallegrarci concludeva il Radev nella prima parte del suo articolo che di una terra di cui i Turchi avevano fatto un inferno, gli Italiani avrebbero fatta una provincia aperta a tutte le benefiche iniziative, a tutte le energie creatrici della civiltà?
Nella seconda parte dell'articolo, l'autore entrando nel merito del comportamento italiano, muoveva le prime circostanziate critiche al governo italiano che
in principio aveva voluto indulgere ai Turchi nella speranza di renderli più facilmente conciliabili e non ha voluto distruggere la loro flotta; ora, se fosse stato bene informato, avrebbe saputo che ogni indulgenza sembra ai Turchi una confessione di impotenza, e che ci si fa disprezzare da loro se non si tirano dalla propria forza e superiorità tutti i vantaggi possibili. 35)
Per suffragare quest'affermazione il giornalista bulgaro, ricordava come nella guerra russo-turca fosse stato necessario che l'esercito zarista arrivasse ad accamparsi sotto Costantinopoli perché la Turchia si riconoscesse vinta. L'aver resistito all'armata italiana su un continente dove essi hanno il deserto per alleato aveva convinto la Turchia di aver battuto l'Italia e l'aveva resa più pericolosa nei Balcani e più tirannica verso i propri sudditi non mussulmani . Indubbiamente la prospettiva balcanica e particolarmente macedone non permetteva al Radev di interpretare obbiettivamente quelli che erano i dati specifici della resistenza araba, resistenza che non avvenne solo per la presenza del deserto ma, come ha recentemente dimostrato e analizzato Francesco Mal-geri ne La guerra libica (1911-1912), trovò la sua forza nelle capacità combattive degli stessi arabi i quali ritardarono l'avanzata italiana ed imposero al generale Caneva una tattica attendista. Contrariamente a quanto anticipato dalle corrispondenze da Tripoli di Bevione, Corradini e Piazza, secondo le quali gli italiani non avrebbero incontrato opposizione nell'elemento arabo, questo svolse un ruolo proprio e autonomo dalle stesse truppe ottomane, imprevisto dagli uomini politici e dalle gerarchie militari italiane.36*
Quello invece che il giornalista bulgaro intuisce perfettamente è la superficialità con cui l'azione di Tripoli era stata preparata, e soprattutto condotta, non tanto dal punto di vista militare quanto da quello politico. In questa prospettiva,
33) Cfr. a questo proposito A. TAMBORRA, Cavour e i Balcani, Torino, 1958.
34) S. RADEV, art. cit., p. 3.
35) Ivi.
36) F. MALGERI, OD. etf., pp. 153-201.