Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; RADEV SIMEON
anno <1977>   pagina <213>
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Simeon Radev nel 1911-1912
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infatti, la dimostrazione navale effettuata ai Dardanelli e l'occupazione delle isole del Dodecaneso, di scarso valore strategico, dovevano rivelarsi due grossolani errori:
E pacifico che quella dimostrazione aveva uno scopo limitato e che avendolo raggiunto la flotta doveva ritirarsi: ma giammai questa spiegazione semplice e razionale entrerà nei cervelli turchi. Per essi è provato e indubbio che le navi italiane volevano forzare i Darda­nelli e che sono ignominiosamente fuggite davanti alle batterie dei forti... Ecco a quali conseguenze si è esposto il governo italiano per non aver pensato alla deformazione che subiscono nelle menti turche i fatti di guerra quando questi non producono immediata­mente degli effetti straordinari. Io credo che l'occupazione delle isole andrà a cozzare con­tro la stessa testarda resistenza dell'opinione pubblica turca. Per forzare i Turchi alla pace non c'è, scartando il passaggio dei Dardanelli, che un mezzo: bombardare Smirne e Salo­nicco. E, come dice il poeta, tout le Test est letterature. 3?)
Occorre comunque dire che nel formulare queste critiche, che pure erano fondale, il Radev non teneva conto di alcuni elementi di politica internazionale che pure avevano il loro peso nel determinare la politica italiana. Fin dall'ini­zio Austria e Germania avevano sollecitato una rapida conclusione del conflitto: il timore, non ingiustificato, che dalla guerra italo-turca gli Stati balcanici potes­sero concepire la convinzione che l'esercito ottomano non fosse imbattibile e condurre quindi una decisa azione contro la Turchia, la preoccupazione che una guerra balcanica potesse degenerare in un conflitto europeo e la tradizionale politica filo-turca della Germania, erano tra i motivi fondamentali che animavano l'iniziativa austro-germanica. L'Italia, d'altra parte, doveva limitare il conflitto sia per evitare un'azione austriaca a Durazzo e Valona, sia per l'opposizione delle altre potenze europee ad un eventuale allargamento della guerra.38) Questi, som Diariamente, gli elementi che muovevano la politica italiana determinando quelle incertezze che, a giudizio del Radev, si ripercuotevano sulla situazione balca­nica a causa di due errori politici fondamentali commessi dall'Italia: l'aver sopravvalutato la possibilità che il solo timore di complicazioni nella penisola balcanica avrebbe reso la Turchia disponibile alla pace e il non aver coinvolto, o tentato di coinvolgere, gli Stati balcanici:
In Italia e altrove scriveva a questo proposito il giornalista bulgaro nella conclu­sione del suo articolo si è pensato che delle complicazioni nei Balcani avrebbero reso la Turchia più pronta a cedere. È possibile. Ma queste complicazioni avrebbero dovuto assu­mere un carattere inquietante, e nulla annuncia che sì gravi avvenimenti abbiano ad essere prossimi. Senza dubbio l'Albania è sempre pronta ad insorgere, ma le mancano le armi ed essa ne avrà solo il giorno che il governo di Vienna gliele darà. La Macedonia, sempre più vibrante di impazienza non aspetta ohe un appello per sollevarsi, ma questo appello non squillerà tanto presto poiché la Grecia aspetta di avere prima una armata, la Bulgaria una politica. Quanto alla Serbia essa non ha ne l'una ne l'altra... Il governo di Roma si è inteso con l'Austria e la Russia per mantenere lo statu quo nei Balcani... e non è questa la minor stranezza della sua politica... W
In conclusione, Simeon Radev, uomo politico e giornalista, storico e diplo­matico assunse, di fronte alla guerra italo-turca, una prospettiva esclusivamente
37) S. RADEV, art. cit. in Avanti!, p. 3.
38) F. MALCEBI, op. cit. pp. 301-333.
39) S. RADEV, art. cit.t in Avanti!, p. 3.