Rassegna storica del Risorgimento

BALBI PIOVERA GIACOMO CARTE; ISTITUTO MAZZINIANO DI GENOVA FOND
anno <1977>   pagina <216>
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216 Emilio Costa
bilità. La Montale, sullo sfondo di una Genova sediziosa, ha studiato il suo iter dolorosum di generale della Guardia nazionale nell'estate del 1848 e il suo giu­dizio, basato su una documentazione quanto mai puntuale, è sereno e conclusivo: nessuno avrebbe potuto fare meglio e di più in quelle circostanze e con quegli stessi mezzi. Nel complesso il nostro patrizio è un personaggio simpatico: dotato di un cospicuo patrimonio ebbe quadrato buon senso, e praticità.3) Georgofilo autentico, si interessò alle sue terre, provvedendo al potenziamento delle colture intensive e conseguendo notevoli risultati dal punto di vista ergologico. Aperto all'iniziativa industriale, realizzò nel paese di Pioverà un opificio per la filatura della seta (nell'Esposizione internazionale di Parigi del 1855 gli fu conferita la croce di cavaliere della legion d'onore per le sete greggie da lui prodotte). Fu tra i primi che nel Regno di Sardegna capirono l'importanza della meccanica agricola, di cui fu fermo propugnatore. Era amato dai suoi contadini perché gli stava a cuore il miglioramento delle classi rurali, inteso come sostanziale supporto ad una serena collaborazione per il rifiorimento dell'agricoltura. Si interessò al nuovo sperimen­talismo in agronomia, all'introduzione delle più aggiornate tecniche agricole. Par* tecipò ai Comizi agrari, ai Congressi degli Scienziati. A Genova nel 1846 fu pre­sidente della Commissione consultatrice di agraria ed orticoltura dell'Esposizione dei prodotti e delle manifatture nazionali, fatta in occasione dell'ottavo Congresso degli scienziati italiani.
Nel 1833 era stato coinvolto nel processo della Giovine Italia: per questo fu detenuto circa sei mesi nella cittadella di Alessandria e successivamente con­finato nel suo castello di Pioverà. Fin dalla giovinezza aveva incominciato a medi­tare sulla situazione italiana: unità e nazionalità erano state le parole-guida del suo monologo interiore. Spirito pratico, aveva chiara nella mente la dimensione del problema dell'indipendenza italiana, la cui soluzione richiedeva una conver­genza notevole di forze. Un uomo, secondo lui, ne avrebbe avuto le capacità: Napo­leone; fu quella la grande occasione mancata. Il nuovo verbo mazziniano gli ap­parve come un nobile tentativo che mosse le sue simpatie, che gli costarono dolori, ma l'esperienza del 1833 lo convinse che la preparazione per il riscatto nazionale richiedeva tempi lunghi e che non era sufficiente il sacrificio e l'entusiasmo di pochi. In età matura, dopo le vicende quarantottesche, ritornato alla quiete di Pioverà scrisse una specie di professione di fede politica nella quale si legge: Fin dalla mia prima gioventù l'idea di unità e nazionalità italiana era la poesia de' miei pensieri, l'ideale della mia imaginazione e pensai di dedicarvi la vita. Ma per giungere a quella meta con qualche probabilità di successo era necessario stu­diare profondamente il carattere della nazione, le sue virtù, i suoi difletti, le sue passioni, i suoi pregiudizi, ma studiarli senza passione a mente fredda e calcola­trice ... .4) Il suo senso della realtà che lo impegnava ogni giorno a valutare fatti e persone, a ponderare azioni e il progressivo svolgimento di nuove istituzioni nel Piemonte di Carlo Alberto lo avviarono su posizioni moderate e lo convinsero
3) Il 31 agosto 1833, detenuto nella cittadella di Alessandria, dichiarava al commis­sario di polizia Ghiglione: ce Al momento del mio arresto vi era nella mia cassaforte in Genova (come il comi in issai rio incaricato della visita delle mie carte verificò) per L. n. 300.000 in effetti al portatore... . Vastissima era la sua proprietà immobiliare.
4) Politica, Riflessioni diverse, p. 1. È un manoscritto non datato (probabilmente del 1849) di pp. 9 scritte (cm. 31 X 22, 26 X 20,5).