Rassegna storica del Risorgimento
BALBI PIOVERA GIACOMO CARTE; ISTITUTO MAZZINIANO DI GENOVA FOND
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1977
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220
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Emilio Costa
In Por lori a la folla si fermò al marmo del morta jo, e ivi si fecero voti e grida da stordire. L'autorità lasciò fare e non ebbe luogo alcun disordine. Nel passar vicino alla chiesa dei gesuiti, si ordinò silenzio agli evviva e solo senilvasi fischj ed urli; cosi sotto il collegio dei suddetti.
Anche in Sampierdarena, essendo accorsa una gran parte di marinaj sotto il palazzo per ringraziare la signora Teresa ,0) per la regata che aveva fatto fare; da noi che eravamo alle finestre si gridò viva Pio IX, viva il Re e questi evviva si ripeterono le mille volte.
Genova è allegra e mostra di confidare intieramente nelle buone disposizioni del governo.
Arriviamo così al 1848. Un fascicolo autografo di lettere confidenziali da Ini indirizzate a Vincenzo Ricci, a Cesare Trabucco di Castagnetto, a Giacomo Plezza, a Pier Dionigi Pinelli, a Lorenzo Pareto e ad altri n) e il suo Giornale ossia brogliaccio della Guardia Nazionale costituiscono i documenti più importanti della sua attività quarantottesca.
H 15 febbraio 1849, per ordine del governo, veniva chiuso il Circolo Italiano di Genova, il quale aveva svolto un'intensa propaganda per la ripresa delle ostilità contro l'Austria e in favore della costituente a suffragio universale con mandato illimitato. Il giorno seguente G. B. Boccardo scriveva al Pioverà:
... Questa sera si dice si raduni il Circolo sotto altro nome; alcuni dicono si raduni nel salone Giustiniani, altri nella piazza della Posta allo scoperto. Vedremo cosa accadrà. Le mando la protesta del Circolo Italiano ed il Censore.
Una lettera di Giambattista Casissa, agente del nostro marchese a Pioverà, spedita da Alessandria il 24 marzo 1849 a G. B. Boccardo, merita di essere conosciuta:
Le notizie della guerra han molto del chiaro scuro: il corpo austriaco che occupa la Lomellina si può valutare a 30 mila uomini non meno; le comunicazioni tra le due parti del nostro esercito sono tronche fin dal 21. Quindi non sussiste che i n[ostr]i siano entrati in Pavia, benché il sig. Rattazzi l'abbi leggermente annunciato alla Camera. Il bollettino del giorno 23 presenta le cose sotto un aspetto svantaggioso, come Ella avrà veduto dal med[esim]o.
Il parco che avevamo a Pioverà ritorna in Aless[andria] dalle parti di Vercelli dov'era stato indirizzato fin dal 19; gli ufficiali nulla sanno dire al riguardo: pare che si pensi ad adunar forze in Alessandria.
Tutto fa credere che il detto corpo austriaco debba venir battuto, fatto prigioniero, tagliato fuori: ma perché già non si fece? tutti si dimandano. Si pretende che Radetzky in persona si trovi in Lomellina, locché non so persuadermi, benché sia il terzo giorno che si dice.
Finora gli austriaci non hanno passato il Po in alcun punto: nemmeno si sono avanzati gran cosa verso Casale; pure, poche ore sono, si sono fatte retrocedere le vetture corriere in Alessandria], perché da un'ora all'altra credesi quel passo sarà attaccato. Qui potest capere capiat.
Da tante notizie contrarie che corrono, quel che si può conchiudere si è che, dopo il giorno 21, non vi fu più alcun combattimento: né tra il Po e Piacenza, né dalla parte del Quartier generale. Desidero che l'oscurità e quasi assenza di notizie che in tanta vicinanza del teatro del[Ia] guerra si sic troviamo avere, sia tutto effetto di strategia.
10) La marchesa Teresa Durazzo Doria, moglie di Giorgio Doria.
U) Lettere confidenziali. 1848 (minute), è un fascicolo di pp. 41 scritte (cm. 42,5 X 22,5). Le lettere riguardano l'organizzazione della guardia nazionale. Esse sono state in gran parte pubblicate dalla Montale; ne restano alcune inedite di minore importanza.