Rassegna storica del Risorgimento
BALBI PIOVERA GIACOMO CARTE; ISTITUTO MAZZINIANO DI GENOVA FOND
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1977
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Le carte Balbi Pioverà
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c cl Quale bisogna oramai rinunziare di venire a patti perché questi ci sarebbero più dannosi che utili.
Poche settimane dopo il Benzi, il 1 febbraio 1853, comnuciava al patrizio genovese i suoi timori per una prossima guerra; lo deduceva dai molti elementi di discordia che sempre più segnatamente si manifestavano in Europa e nel Medio Oriente. Dopo avere accennato allo spinoso problema del matrimonio civile, il console affermava:
I tempi sono difficili, difficilissimi, e bisognerebbe avere il coraggio di far tacere una certa parte della stampa altrettanto rea quanto insulsa. Ciò è contro le mie opinioni ma pure non posso a meno di convenire che la sfrenatezza e sopratutto le infami personalità della stampa dei due partiti estremi nuocono non poco alla causa che la gran maggiorità si sforza di sostenere.
G. B. Boccardo, quando il marchese era a Pioverà, lo ragguagliava sugli avvenimenti genovesi. Dopo la scoperta del tentativo mazziniano del 29 giugno 1857, scriveva il 2 luglio:
Si sono fatti molti arresti, ma molti di più si sarebbero potuti fare se la polizia l'avesse voluto. In quest'affare il governo non ha messo tutta la vigilanza ed energia di cui doveva valersi. Sono assicurato che in una casa di S.ta Brigida, dove si rinvennero armi d'ogni specie e munizioni, la polizia vi andò appena sortiti cinquanta e più congiurati.
II vapore che era partito per Cagliari, del quale nulla più si sapeva, oggi, per mezzo del console napoletano, si sa esser stato catturato sulle Calabrie dopo aver sbarcato alcuni Siciliani e Napoletani che si erano imbarcati come passeggeri e che durante il viaggio s'impadronirono del vapore.
Due giorni dopo, il Boccardo dava notizie di nuove scoperte di depositi d'armi e di nuovi arresti e dell'arrivo di rinforzi di truppe a Genova. L'aver dato tempo ai congiurati di radunare una così enorme quantità d'armi e munizioni in tante località diverse, senza che il governo nulla sapesse concludeva fa l'elogio della nostra polizia . Il 6 luglio scriveva ancora : Ieri sera la polizia inviò non poca truppa in Bisagno per garantire il gazometro giacché si era sparsa la voce che si voleva mettere la città allo scuro. Ieri ed oggi si sono scoperti nuovi depositi di munizioni e di armi, e si crede che molte ve ne siano ancora da scoprire .
Nella cartella 134 sono conservati altri documenti che possono interessarci: qualche raro opuscolo,20) un appello per la sottoscrizione della guardia civica di Roma che reca la firma di alcune nobili signore,2,) lettere che riguardano problemi genovesi (porto e ferrovie), e altre ancora (una in francese del 5 febbraio 1848 con puntuali osservazioni sulla situazione politica italiana ed europea) che contribuiscono a farci conoscere aspetti minori della vita genovese.
EMILIO COSTA
20) È doveroso segnalare il seguente opuscolo assai raro: Statuto della Società promotrice della libertà e dell'ordine, Torino, Tip. Castellazzo, 1848, pp. 8. Tale società aveva sede in Torino e tendeva a diramarsi in tutti i comuni dello Stato. Le sue parole d'ordine erano: indipendenza, uguaglianza, libertà, ordine; propugnava la causa della nazionalità italiana e il progressivo sviluppo delle libertà civili, politiche, municipali e mirava a quelle riforme economiche che esigevano i nuovi tempi costituzionali. Dichiarava di opporsi ad ogni spirito di reazione e a qualunque tendenza regressiva.
21) Vi figurano i nomi di Fanny Balbi Pioverà, Nina Balbi Senarega, Teresa Doria, Bianca Rebizzo, Teresa Pallavicino, Bice Ronco.