Rassegna storica del Risorgimento

BALBI PIOVERA GIACOMO CARTE; ISTITUTO MAZZINIANO DI GENOVA FOND
anno <1977>   pagina <224>
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LIBRI E PERIODICI
RAFFAELE MOLINELLI, Un'oligarchia locale nell'età moderna; Urbino, Argalia, 1976, in 8, pp. 180. L. 3.000.
Il fenomeno delle oligarchie ha largamente condizionato la storia italiana su un piano maggiore dando vita ai governi delle superstiti repubbliche mercantili dell'età mo­derna: Venezia, Lucca, Genova. Ma le vicende di queste hanno caratteri particolari, trattan­dosi di Stati indipendenti e di oligarchie prevalentemente mercantili, quando invece le tante oligarchie italiane sono molto più spesso élites il cui potere si esercita a livello locale nell'ambito di una compagine statale più ampia e deriva loro esclusivamente o prevalente­mente dall'esercizio del possesso fondiario (p. 10). Così il Molinelli sceglie Jesi, un comune della Marca che non aveva raggiunto, a differenza di Urbino o Camerino, grande esten­sione territoriale sotto i suoi signori, o come Ancona e Fabriano grande importanza econo­mica. Adatto, quindi, come comune-tipo.
Esaminata la formazione dell'oligarchia dal periodo comunale a quello signorile e alla definitiva dominazione pontificia. Per il periodo che più interessa questa Rassegna troviamo l'ormai avvenuta cristallizzazione dei rapporti economici e sociali cittadini, che vedono quella dozzina di famiglie nobili controllare e detenere la quasi totalità delle risorse economiche della comunità nella quale vive, costituita soprattutto dalla terra che essa ha in proprietà, o anche in affitto e in enfiteusi (p. 127). Posti chiave minutamente descritti dal Molinelli, con i meccanismi che assicuravano il predominio di quelle famiglie, delle quali documenta poi la frequenza nelle cariche e i patrimoni. Nel '700 si assiste ad una serrata disputa fra la città e il contado, i cui notabili sono insofferenti dei loro minori diritti politici, e delle umiliazioni sociali subite. La lite di maggior rilievo, e che durò per alcuni secoli, fu in merito alla ripartizione delle collette da pagare allo Stato (p. 18 e sgg.). Nel 1752 la S. Rota sancì definitivamente la vittoria della città sul contado, che si accollò i maggiori oneri.
L'autore esamina, infine, le attività economiche: poco commercio e limitato artigia­nato fanno sì che la ricchezza (e il potere) si concentri nei proprietari fondiari, che se Io vedranno strappare, nella ventata rivoluzionaria, dalla borghesia cittadina. <c Anche con tutto ciò, però in realtà quella potenza nella sostanza non venne intaccata (p. 127), e solo con l'unità nazionale e soprattutto con l'industrializzazione ne vedremo il definitivo declino.
FLORIANO BOCCINI
Le Relazioni diplomatiche fra la Francia e il Regno di Sardegna. II Serie: 1830-1848, voi. I (14 agosto 1830-31 dicembre 1831), a cura di ARMANDO SAITTA; Roma, Istituto sto­rico italiano per l'età moderna e contemporanea, 1974, in 8, pp. XIV-447. L. 10.000.
Continuando la sua attività di studioso ed editore di documenti diplomatici, il Saitta ha raccolto nel presente volume materiale ricavato dal carteggio ufficiale tra il Ministero degli affari esteri francese, l'Ambasciata di Francia in Torino, ed i vari consolati francesi nel regno di Sardegna per gli anni 1830 e 1831 così importanti, sia per la rivoluzione di Luglio del '30 in Francia, sia per la morte di Carlo Felice e l'avvento al trono di Carlo Alberto, sia per l'insurrezione del '31 in Italia; sull'altro versante ha ragione il Saitta di sottolineare l'importanza del nuovo ambasciatore a Torino dal novembre del '30, il de Barante, il quale come storico, e diplomatico non di carriera, come pubblicista ed espo­nente di primo piano della opposizione costiluzionalc-liberale, ebbe la ventura e la capacità di analizzare con acume i primi mesi di regno di Carlo Alberto, i primi segni di un tra­passo da un regime di netta impronta assolutistica ad un modesto tentativo di a apertura liberale che solo negli anni seguenti andrà definendosi in termini moderati. Se le prime notizie degli avvenimenti francesi all'indomani della rivoluzione, si incrociavano con le voci di un'alleanza della Sardegna con l'Austria e di una possibile abdicazione di Carlo