Rassegna storica del Risorgimento
BALBI PIOVERA GIACOMO CARTE; ISTITUTO MAZZINIANO DI GENOVA FOND
anno
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1977
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pagina
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225
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Libri e periodici
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Felice, e con le preoccupazioni sarde per la situazione interna francese, è da dire che il problema del riconoscimento del nuovo regno, i fatti del Belgio e di Varsavia, e più tardi i torbidi a Modena e Bologna e l'eventuale intervento austriaco costituiscono i momenti più rilevanti del carteggio (nei primi mesi) che, per quanto non porti profonde novità sul piano della conoscenza storica (dato che i documenti furono in passato studiati dal Silva, dal Lemmi, dal Vidal ecc.), è tuttavia di primaria importanza per comprendere la politica francese in Italia, attraverso l'osservatorio piemontese.
Soprattutto interessa il procedere della diplomazia francese intorno al principio di non intervento (e all'intervento austriaco in Italia), agli effetti della ce moderazione francese in Italia, alla missione del Saint-Aulaire a Roma e alla perdita di prestigio della Francia di Luigi Filippo; analogamente importante la corrispondenza successiva che riguarda le eventuali riforme nello Stato pontificio, la necessità di diminuire l'influenza austriaca nella penisola, il carattere infine del nuovo regnante in Piemonte e le possibilità della sua azione in vista dei miglioramenti dello Stato (dall'amnistia alle riforme amministrative, legislative ecc.). L'attenzione con cui il governo francese seguiva l'evolversi della situazione politica italiana in generale, e del Piemonte in particolare (del quale venivano colti anche i più tenui cenni di un mutamento in senso amichevole verso la Francia) fornisce una prova di più del rilievo che la penisola acquista intorno agli anni '30 per i rapporti tra le due potenze maggiormente interessate al predominio a territoriale o ideologico dell'Italia; le prime mosse di Carlo Alberto, le speranze presto svanite, il problema degli esuli, la rivolta di Lione ecc. costituiscono dunque le varie tappe di un percorso accidentato e difficile.
RENATO GIUSTI
PIERO ZAMA, La marcia su Roma del 1831. Il generale Sercognani. Seconda edizione riveduta e ampliata, con prefazione di Alberto M. Ghisalberti; Faenza, Fratelli Lega, 1976, in 8, pp. XHI-296, tav. 10, L. 7000.
È estremamente gradita la ristampa del volume di Piero Zama, pubblicato per la prima volta nel 1931 e che a distanza di tanti anni riconferma la sua validità ed il suo valore storiografico.
Attraverso le vicende di Giuseppe Sercognani, l'A. ripercorre buona parte della nostra storia risorgimentale e traccia un vivido quadro della situazione italiana a partire dalla discesa del Bonaparte: assieme alla carriera del giovanissimo Sercognani è ricostruita la grande avventura che l'Europa tutta, ed in primo luogo l'Italia, visse con le imprese di Napoleone. Lo Zama mette perfettamente in luce lo spirito nuovo che penetra ovunque, persino in una piccola città come Faenza, dove anche uomini maturi, scrollando quasi dalle loro spalle il peso di anni e di abitudini, vedono la necessità di un nuovo governo e di nuove leggi (p. 17) e giustamente sottolinea questo clima di effervescente attesa, di speranza della realizzazione dell'ideale della libertà che la esperienza francese portò.
È in questa atmosfera che va collocato il Sercognani che appena sedicenne rispose all'appello e si arruolò, iniziando la sua lunga carriera militare al seguito dell'esercito napoleonico dove fedelmente combatterà fino all'ultimo, distinguendosi per coraggio ed
abilità*
Ma chi aveva lottato per tutta l'Europa persino nella tragica ritirata di Spagna, ed anche in quella occasione si era distinto per la sua capacità non poteva certo, all'indomani della fine dell'impero napoleonico e della restaurazione pontificia nelle Legazioni, allorché la Commissione incaricata di esaminare i titoli ed i gradi degli ufficiali reduci lo liquidò, rassegnarsi a fare il pensionato a trentacinque anni!
Nel cupo clima della Restaurazione, in un ambiente dove la giustizia si affidava alle delazioni personali, il Sercognani preferì rimanere nell'ombra, lontano anche dagli sterili tentativi di opposizione al governo pontificio che vi furono in quegli anni, nell'attesa che prima o poi di nuovo sarebbe risorta la grande idea della libertà.
Difatti, allorché nel 1831 scoppiò la rivoluzione che doveva sconvolgere l'Italia Centrale, il Sercognani assunse il ruolo che gli spettava di diritto: a lui, all'uomo di guerra