Rassegna storica del Risorgimento
BALBI PIOVERA GIACOMO CARTE; ISTITUTO MAZZINIANO DI GENOVA FOND
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1977
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labri e periodici
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bria . Più specificamente FA. si occupa della reazione borbonica dopo i moti del 1848, ma implicitamente si tratta di una ricostruzione dei moli nelle piccole località, delle loro ragioni di fondo e dell'ambiente umano che vennero ad interessare.
L'A. sviluppa la propria analisi attraverso la ricostruzione storica di un inedito fatto giudiziario, il procedimento penale contro tre abitanti del paese di Amendolara, in provincia di Cosenza, accusati di aver fatto parte di im gruppo liberale; si tratta di uno dei tanti processi che seguirono alla repressione dei moti e dei gruppi, anche minuscoli, che, pur vagamente si potevano richiamare al pensiero rivoluzionario e liberale. Come giustamente rileva 1A., nella provincia di Cosenza era viva la tradizione mazziniana, ma tale tradizione era veramente sentita soltanto da ristretti gruppi del ceto borghese o comunque colto, e, ciò che e più importante, spesso trovava ostili coloro che appartenevano ai ceti più umili dei villaggi e delle zone eminentemente agricole.
L'opera del Laviola avrebbe un mero interesse locale, se non fosse preponderante Tana-lisi dei traumi, delle contraddizioni e dei problemi che il processo contro i tre personaggi di Amendolara, universalmente riconosciuti come liberali, provoca tra gli abitanti del paese; traumi, contraddizioni e problemi comuni a moltissimi momenti del Risorgimento italiano, non soltanto meridionale. Oltre a ciò il Laviola sottolinea il rapporto, a volte sconcertante, fra Stato borbonico e popolazione; lo Stato, apparentemente fortissimo, con tutte le leve del potere ufficialmente fra le mani, si scontra con gli abitanti del paese. Ne è un evidente esempio Patteggiamento tenuto dalla popolazione in occasione del processo contro i tre liberali: aU'inizio del procedimento essa mostra un comportamento assolutamente ostile nei confronti degli imputati, mentre verso la fine lo stato d'animo muta e la popolazione trasforma l'iniziale ostilità in una sconcertante omertà con la quale difende i liberali. Un caso limite di questo secondo atteggiamento che è dettato in minima parte da reale solidarietà nei confronti degli accusati, ma è più spesso una volontà di non opporsi ad una autorità locale più forte ed influente di quella statale è quello che vede protagonista il maggiore accusatore dei tre liberali, un sacerdote più volte bastonato da uno degli imputati, il quale, nella seconda fase del processo, ritira completamente l'accusa, e come lui si comportano le decine di testimoni che nella fase istruttoria avevano a visto tutto .
L'A. mostra, attraverso tali episodi, in quale misura si possa parlare di nascita di un nuovo ceto dirigente in zone agricole e lontane dalla borghesia cittadina. Si assiste alla progressiva costituzione di un'autorità locale, formata prevalentemente da borghesi colti di idee antiborboniche che, in un primo tempo si affianca alla tradizionale autorità statale e, successivamente, si oppone fino a sostituirsi alla amministrazione borbonica. E ciò non avviene nel 1860, o sotto l'impulso delle idee nuove che venivano portate con l'efficace argomentazione delle armi vittoriose, ma in un momento particolarmente critico per le forze costituzionali e per i rivoluzionari in genere, quale era appunto quello immediatamente successivo al 1848.
I protagonisti di questa storia, a volte avvincente come un romanzo, sono i fratelli Vincenzo e Carlo Falabella, il primo proprietario terriero e il secondo Ricevitore del Registro e Bollo, figli di un dottore in legge e discendenti dalla più importante famiglia di Amendolara. Il terzo esponente della setta liberale è un sacerdote, don Vincenzo Mussotto, definito dalle note di polizia effervescente prete anarchista . La loro partecipazione attiva e di primo piano, almeno a livello locale, al moto liberale appare scontata, anche se durante il processo gli interessati negano reiteratamente anche i particolari più insignificanti, riaffermando la loro fedeltà al legittimo governo. Il loro gruppo era in stretto contatto con altri gruppi liberali della provincia, ma non pare avesse vincoli profondi con i più vasti movimenti nazionali e anche se ripeteva nel nome la mazziniana Giovine Italia , certamente i metodi perseguiti dagli esponenti di primo piano e il loro spirito rivoluzionario si discostavano non poco dal pensiero mazziniano. Inoltre, e su questo punto nodale l'A. ritorna spesso mostrando di aver centrato il problema, la stessa scelta dei proseliti non era fatta con criteri razionali ed intransigenti, ma teneva spesso conto di privati interessi e di puntigliose gelosie, producendo quelle scissioni che hanno avvelenato, in tutti i tempi, la vita dei piccoli centri meridionali, ritardandone ogni crescita civile . Naturalmente tale discorso è valido non solo a proposito dei piccoli centri meridionali , ma per tutti i pio*