Rassegna storica del Risorgimento

BALBI PIOVERA GIACOMO CARTE; ISTITUTO MAZZINIANO DI GENOVA FOND
anno <1977>   pagina <233>
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Libri e periodici
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difesa di questa piazza le sue doti di coraggio avevano brillato di luce fulgidissima (p. 141). Del resto la carta della restaurazione poteva venire solo da un conflitto Francia-Austria, che non scoppiò, e da una rivoluzione, che il re non seppe, o non volle, portare fino in fondo. La diplomazia non poteva fare miracoli, e non li fece; questo il Leoni Io nota più. volte. La storia degli ultimi anni della diplomazia borbonica, è dunque intessuta non solo di fatti precisi e di dati ignorati, ma anche di episodi patetici (p. 8); ed è questo forse il modulo preferito dall'autore, nel tratteggiare con simpatia quell'ambiente senza futuro.
FLORIANO BOCCINI
CAMILLO LACCHE, L'Ottocento ferroviario italiano dopo il settanta, pref. di Alberto M. Ghi-salberti; Viterbo, Agnesotti, 1977, in 8, pp. IX-198. L. 5.000 presso l'A. (c.c.p. Roma, n. 16774002).
Il panorama offertoci dall'A. di questo interessante volume, abbraccia la storia poli­tica ed economica delle nostre ferrovie dall'indomani di Porta Pia al loro assorbimento da parte dello Stato nel 1905.
Si tratta di un tema non nuovo per la storiografìa italiana, che, oltre ad essere già stato affrontato dallo stesso Lacche nel suo precedente lavoro: Cronache ferroviarie del Risorgimento italiano (1970), nel quale si approfondiva lo studio della genesi della rete ferroviaria nazionale, era stato anche studiato da A. Berselli (La questione ferroviaria e la rivoluzione parlamentare del 18 marzo 1876, in Rivista storica italiana, 1958, pp. 188 sgg. e 376 sgg.) e da F. Ippolito (Lo Stato e le ferrovie dall'unità alla caduta della Destra, in CKo, 1966, n. 2-3, pp. 314 sgg.).
Quella che può sembrare una prospettiva specialistica , nelTaffrontare il problema delle ferrovie italiane, legato ad uno dei tanti settori della pubblica amministrazione, in realtà, nelle intenzioni dell'A., al di là, anche, dell'abbondanza di particolari tecnici e statistici che fornisce, costituisce il tentativo di darci un quadro sintetico e preciso di un importante periodo della nostra storia politica, vista nei suoi rapporti con gli aspetti e le esi­genze concrete della vita del paese.
La questione ferroviaria è vista, dal Lacche, come contributo positivo alla realizza­zione dell'unità nazionale, in quanto le ferrovie fornivano un collegamento più stretto alle diverse parti del paese fino allora diviso.
Al compiersi del Risorgimento, con la caduta della Destra, era stata la stessa questione ferroviaria e determinare il mutamento della vecchia classe dirigente, i cui esponenti più rappresentativi provenivano dal ceto dei proprietari terrieri, ancora base portante dell'eco­nomia italiana, mentre, l'avvento al potere degli uomini della Sinistra operava la saldatura con la nuova borghesia imprenditoriale interessata alla costruzione e allo sviluppo dell'indu­stria nazionale.
In questo contesto storico, l'A. affronta i complessi problemi tecnico-organizzativi della crescita e dello sviluppo delle comunicazioni su rotaia: dalle esigenze della gestione privata che ai riflettevano pesantemente sulle tariffe, alle polemiche con l'Austria per la creazione della rete delle provincie venete, agli aspetti politici del traforo del Gottardo, al carattere legisti co-strategico della questione ferroviaria dal punto di vista delle esigenze militari.
Da questo quadro risulta in maniera piuttosto evidente il rapporto che il Lacche pone tra la formazione e il completamento della rete ferroviaria nazionale ed il particolare tipo di sviluppo economico ed industriale del paese, ad essa strettamente connesso. Come risulta, anche, chiaro il legame tra le scelte con le quali erano state predisposte certe vie ferro­viarie e le esigenze politico-militari di quel determinato momento storico.
In sostanza le ferrovie nel loro valore commerciale, finanziario e politico, dal trasporto delle merci ai movimenti dell'esercito, sono viste dall'A., nel passaggio dalla gestione privata all'esercizio di Stato, come immediato riflesso di tutta una linea d'evoluzione politica post-unitaria, che andava dalla lotta di Quintino Sella al capitale straniero, alla scelta tra accen­tramento o decentramento amministrativo, ai compromessi tra una Destra con vaghe into­nazioni statalizzanti ed una Sinistra con apparenti aperture liberistiche.