Rassegna storica del Risorgimento
BALBI PIOVERA GIACOMO CARTE; ISTITUTO MAZZINIANO DI GENOVA FOND
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1977
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Libri e periodici
Dal riscatto governativo delle linee ferroviarie con le Convenzioni del 1884, c'è dunque, per il Lacche, un passaggio lento ma inevitabile alla statalizzazione delle stesse nel 1905-1907, cioè proprio in pieno clima gioii!:liano, quando, tra le altre, le prime agitazioni dei ferrovieri portavano il governo ad assorbire, per neutralizzarle, le forze popolari di opposizione, nel quadro giuridico e politico del nuovo Stato moderato e progressista.
Questo era, d'altra parte. Io spirito che già si rifletteva nel progetto di legge del 1905 relativo all' esercìzio di Stato per le ferrovie, il quale aveva inteso conciliare, nel quadro istituzionale vigente, le due opposte tendenze della <c perfetta autonomia e della perfetta dipendenza.
LUDOVICA DE COURTEN
MARINA BONACCINI-RENZO CASERO, La Camera del Lavoro di Milano dalle origini al 1904; Milano, SugarCo., 1975, in 8, pp. 330. L. 3.500.
Nel lavoro delle due giovani collaboratrici del Della Peruta (che appare nell'ambito di un'interessante iniziativa promossa dalla Regione Lombarda) si avverte un indubbio proposito ce pompieristico , per usare l'espressione di gergo così in voga nella terminologia sindacale, nei confronti dei polemicissimi risultati della recente poderosa opera di Stefano Merli.
Quanto questo scrittore, che l'etichetta extraparlamentare giova a definire soltanto per convenzione, documenta e sottolinea l'agnosticismo parassitario e falsamente economi-cistico dell'organizzazione camerale rispetto agli enti locali borghesi, la sua sostanziale subordinazione in campo politico, l'incapacità a dominare e dirigere un movimento rivendicativo largamente spontaneistico, altrettanto le due ÀÀ. (e soprattutto la Casero, che tratta il primo periodo, fino allo scioglimento del 1898, ed è più scolastica e schematica della collega) si sforzano di porre in luce il realismo, la tempestività, soprattutto la continuità programmatica della presenza della Camera nelle lotte del lavoro, ben al di là del puro e semplice collocamento più o meno corporativistico.
Come di consueto, le due posizioni si temperano e s'integrano a vicenda, risultandone un panorama assai utile su un argomento che fin qui era stato significativamente posto in secondo piano rispetto alla politica ed all'ideologia, e che ora sta tornando d'attualità, anche nelle sue specifiche componenti strutturali, dai braccianti ai ferrovieri.
A questo ritorno hanno contribuito le testimonianze di militanti prestigiosi, come Gnocchi Viani, del quale di recente ci siamo occupati su queste medesime pagine, che si sono affiancate a quel pochissimo che fin qui si sapeva non tanto sulla preistoria quanto sulla persistenza del filone operaistico all'interno del movimento economico ed in chiaroscuro con quello socialista (pensiamo specialmente ai preziosi appunti dì Felice Anzi, che oggi si tornano a citare con una frequenza sintomatica).
E questo viceversa il problema politico più consistente che viene fuori da queste pagine, ed in primo luogo da quelle della Bonaccini, sempre più inquiete e problematiche man mano che si definiscono i termini dell'incontro -scontro col sindacalismo rivoluzionario, fino alle soglie di quel momento della verità che è costituito dallo sciopero generale del settembre 1904, qui malauguratamente non trattato, sì da far rimanere il discorso un po' a mezzo, con quella vittoria dei seguaci di Arturo Labriola che si libra su un campo di battaglia fattosi improvvisamente deserto.
Uomini come Lazzari, Giuseppe Croce, Silvio Cattaneo, così nella loro vocazione di categoria come in una dislocazione politica che col tempo va facendosi difficile e quasi impossibile, ripropongono la peculiarità di una sinistra di classe che si oppone coerentemente al riformismo ma che ha poco o nulla da spartire col volontarismo libertario e repubblicano di coloro che si dicono sindacalisti ma in buona parte non sono altro che premusso-liniani (e Sorci è ben altra cosa!).
Questa sinistra è presente con Croce fin dall'aurorale momento organizzativo del novembre 1888, non a caso alla vigilia di una crisi tellurica come quella edilizia, che anche a Milano coinvolgerà pesantemente i muratori, ma con la prospettiva di soluzioni, dalle