Rassegna storica del Risorgimento
BALBI PIOVERA GIACOMO CARTE; ISTITUTO MAZZINIANO DI GENOVA FOND
anno
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1977
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pagina
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236
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236 ' Libri e periodici
tributi di Stefano Garetti, La rivoluzione russa e il socialismo italiano, 1917*1921, Pisa, Ni-stri Lischi, 1974, e di Giorgio Petrocchi, Diplomazia di guerra e rivoluzione. Italia e Russia dall'ottobre 1916 al maggio 1917, Bologna, 1974, mancava uno studio limpido ed esauriente sulla stampa d'opinione in Italia e sui variegati atteggiamenti da essa mostrati nel prendere contatto con gli intricati avvenimenti di Russia e nel presentarli quindi al pubblico.
Il recente saggio di Donnini viene dunque a colmare una profonda lacuna in campo storiografico. Merito principale, ma non unico. I particolari risultati della ricerca condotta dal Donnini emergono infatti dal tipo di problematica con cui si è accostato al vasto materiale disponibile. È istintivo chiedersi si domanda l'A. se l'informazione abbia indirizzato la pubblica opinione o se quest'ultima, seguendo principi teorici considerati irrinunciabili, ritenesse M verosimili " le notizie solo se aderenti o quanto meno non in contrasto con tali principi teorici .
H perno dell'intera ricerca è quindi il rapporto informazione-pubblica opinione; rapporto che nell'Italia del '17 aveva oramai assunto una fisionomia precisa ed inequivocabile, a livelli decisamente europei, dopo il lungo collaudo iniziato con l'età giolittìana. Da una parte la stampa di opinione, cui era assegnato il compito istituzionale di formare e di canalizzare il consenso, dall'altra l'opinione pubblica, cui si riconosceva l'ambigua qualifica di soggetto e insieme di strumento di potere politico. Nel caso specifico degli avvenimenti di Russia se ne ricava una nuova conferma. Cosi ad esempio fin dalle prime settimane di marzo la stampa allineata aveva buon gioco nel valutare positivamente i movimenti rivoluzionari russi presentandoli come una vittoria di quelle forze che premevano, per una ripresa più vigorosa dello sforzo bellico, e nel far questo soddisfaceva pienamente la maggior parte della pubblica opinione, pronta, allora come oggi, a scambiare spesso, più, o meno volontariamente, le proprie speranze per verità. E buon gioco la stampa di regime (per quella socialista il discorso è ovviamente diverso, ma non meno interessante) l'ebbe pure nel riportare e nell'amplificare le voci di sovvenzioni tedesche ai bolscevichi, primo fra tutti Lenin, specie dopo la fallita insurrezione bolscevica del luglio 1917.
Con questo naturalmente, si è detto poco o nulla: la lettura del libro di Donnini, attraverso i vari articoli della stampa quotidiana e periodica ivi citati, dà la possibilità concreta di cogliere una varietà di voci, di articolazioni, di riferimenti, di sensazioni, altrimenti non rilevabili. Si pensi infatti alla vastità del materiale preso in esame. I quotidiani: dal Corriere della Sera di Luigi Albertina portavoce dei liberali interventisti, a La Stampa dei liberali neutralisti di Giolitti (il cui corrispondente dalla Russia, Virginio Gayda, è tra le voci più interessanti ed acute e i cui articoli vengono pubblicati pure su II Resto del Carlino, Il Mattino e L'Ora), da II Giornale d'Italia, governativo, portavoce dell'alloro ministro degli Esteri, Sonnino, all'ovanti/, portavoce del socialismo neutralista, e a II Popolo d'Italia, con gli importanti articoli di Benito Mussolini, appena tornato dal fronte. I periodici, cui Donnini assegna ima diversa posizione, più di commento e di critica che di cronaca : dalla Nuova Antologia di Maggiorino Ferraris, a La Vita Italiana, dalla Civiltà Cattolica, aWUnità di Salvemini, dall'/lustrazione Italiana, alla Critica Sociale.
È dunque possibile ritrovare in questo vasto e apparentemente disarticolato panorama un carattere comune? Donnini mette in evidenza che la stampa italiana, pur commentando gli avvenimenti secondo i propri schemi si mostrò sostanzialmente fedele nella cronaca dei latti . Virtù o necessità? Ricordiamo a questo proposito il giudizio che Ernesto Ragionieri dava dell'operato governativo nei confronti della crisi russa. Lo sforzo principale egli scriveva nella Storia d'Italia, voi. IV: Dall'Unità ad oggi, t. Ili, Torino, Einaudi, 1976, pp. 2026 fu rivolto all'occultamento delle notizie e alla loro manipolazione per eostruire l'immagine di una Russia democratica e protesa verso il proseguimento del proprio impegno bellico che potesse risultare utile supporto alla guerra italiana . Alla luce della recente analisi condotta dal Donnini, questo giudizio trova nuova conferma: l'operazione condotta dalle forze di potere, governative o meno, non si ridusse alla semplice soppressione delle notizie, ma fu perciò molto più sottile ed abile, nonché efficace. Il risultato, alla fine del '17, per fautori e detrattori della rivoluzione mi pare lo stesso: quello di allontanare il più possibile la realtà russa dal lettore italiano. Uno sforzo, per molti aspetti coronato dal pieno successo.
MAURIZIO VERNASSA