Rassegna storica del Risorgimento

CAROLINA BONAPARTE MURAT, REGINA DI NAPOLI; MURAT LETIZIA; MURA
anno <1977>   pagina <261>
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Documenti vaticani sui Murat
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ciato agli Italiani con un miraggio suggestivo e al tempo stesso ambizioso. Era rivolto pia propriamente a quegli Italiani che avevano fatto un'esperienza tutta nuova nell'Italia napoleonica. Il Regno italico, con la sua gestione solo in parte autonoma, aveva costituito un'utile scuola per chi era in grado di cogliere la portata dei vantaggi scaturiti dal nuovo assetto e nello stesso tempo aspirava ad un ulteriore sviluppo in senso politico. Quest'ultimo fatalmente era desti­nato a sfociare in una coscienza nazionale, nonostante la fitta rete di particola­rismi che da noi sussistevano su base secolare. H Regno italico a dispetto del nome implicava una realtà politica di soggezione alla potenza francese, che non era difficile rilevare; ben altri orizzonti schiudeva la prospettiva di un regno veramente italiano, rinnovato alla base nelle sue strutture, che geografi­camente avesse saldato, grosso modo, il nord al sud della penisola e che pur sotto una dinastia francese, anzi napoleonica avesse garantito uno svincola­mento più evidente dai legami di dipendenza che avevano contraddistinto il periodo precedente durante l'impero bonapartista.
Gioacchino Murat si trovò coinvolto nel risucchio di una spirale ben difficile da evitare, dove questi grossi problemi, che in fondo non erano suoi, venivano a rifinire con quelli più personali, inerenti alla sua posizione dina­stica dopo il tramonto della fortuna napoleonica. La sua azione è stata sotto questo profilo variamente valutata. Non è questa la sede per analizzare quanto di avventuroso presentasse il tentativo del re di Napoli nella sua componente di suggestione tipicamente romantica (non dimentichiamo il peso che in Italia il movimento del Romanticismo ebbe sul moto propriamente politico-unitario) o nelle altre componenti, prima fra tutte quella utilitaria, in vista di un raffor­zamento personale della sua posizione in un momento storico particolare.
Ci limitiamo ad accennare a due componimenti poetici di valore lettera­rio diverso : Il proclama di Ri ni ini di A. Manzoni e l' Inno nazionale di V. Nannucci, nati dall'entusiasmo patriottico unito alla speranza che Murat rea­lizzasse il sogno dell'Italia libera e indipendente.8) Il secondo dal punto di vista storico è molto interessante, perché è il canto epico che il novello Tirteo creò per accompagnare l'impresa. Come molta produzione analoga, tipica del Romanticismo, è ribollente di espressioni cariche di amor patrio, seppure discu­tibile sotto il profilo letterario, nel quale la figura di Murat, nuovo Achille ,
simo Congresso e asserisce ohe il movimento del Murat piuttosto debba considerarsi come episodio isolato tutto personale, senza un effettivo peso morale sulla preparazione dell'in' tenso movimento politico ... e tanto meno poi ritenerlo pietra miliare della conquista del­l'unità ed indipendenza di questa nostra Patria (pp. 3-4).
Per una visione completa del significato dei fatìdico 1815 nelle sue connessioni col Risorgimento, cfr. Bibliografia dell'età del Risorgimento cit., voi. I, pp, 445-446 e anche, per gli anni posteriori, la Rivista di studi napoleonici.
*> In riferimento al Murat: Cittadini sul campo volate / Finche tutto nel sangue bagnate / Non ritorniti quell'arme tremende / Che Ragione e Giustizia vi die / Libertà vi concede e difende / Re guerriero, magnanimo Re.
Re che folgore orrendo di guerra, / Nuovo Achille sul rapido Xanto, / Fulminò sulla Gctica terra, / E di sangue le valli copri.
Questo Magno ecco viene; o gran figlia / Di Quirino solleva le ciglia, / Il tuo pianto, le torbide pene / Re guerriero, e Magnanimo udì.
Spezza, o donna, l'indegne catene, / Il tuo lungo servaggio fini. (S. MURATORI, L'inno di Vincenzo Nannucci per l'impresa muratianat in Rassegna storica del Risorgi­mento, a. I (1914), p. 704).