Rassegna storica del Risorgimento
CAROLINA BONAPARTE MURAT, REGINA DI NAPOLI; MURAT LETIZIA; MURA
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1977
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Maria Franca Mettano
appare generosamente protesa verso l'Italia donna , rappresentata con immagine che richiama alla mente il Leopardi di All'Italia.
Altra cosa è l'ode del Manzoni, il quale fu tra coloro che diedero la loro adesione sentimentale al Murat. Il poeta, animato da un autentico spirito di italianità, dedicò a Gioacchino il suo Proclama di Rimini , come qualche anno dopo, nel 1821, si accese di speranza per il moto dei patrioti piemontesi e lombardi, destinato ancora una volta a fallire. L'ideale unitario che era il vero obiettivo e meta delle sue aspirazioni parve allora realizzabile al Manzoni per mezzo del Murat L'insuccesso militare troncò i sogni troppo prematuri. Il compito della storia resta quello di ricostruire oggettivamente fatti certi, e non tirare conseguenze sulla base di ipotesi che non si sono convertite in realtà. Ci sia consentito tuttavia formulare seri dubbi sulle possibilità che un Gioacchino vincitore avrebbe avuto allora di attuare un'autentica unità morale degli Italiani secondo il senso più genuino degli ideali scaturiti dalla Rivoluzione francese. In altri termini intendiamo domandarci: avrebbe avuto la volontà e capacità di promuovere un nuovo Stato in senso moderno?
Comunque, troppo breve e tragica fu l'avventura che calamitò e travolse Gioacchino Murat per consentirci di cogliere il senso di un'azione che rimase allo stadio di progetto senza avere il tempo materiale di profilarsi nel suo sviluppo e nelle sue conseguenze. Resta tuttavia un punto fermo: scarso o per lo meno trascurabile fu l'appoggio che il sovrano incontrò fra gli Italiani. La causa può farsi risalire alla loro insensibilità di fronte al problema politico oppure alla evidente errata valutazione da parte degli ideatori dell'impresa, ma si è forse più vicini alla verità storica sottolineando il divario tra xaCélite sensibile ma numericamente esigua e una massa del tutto impreparata politicamente e culturalmente a recepire il problema unitario.9)
Chi aveva dunque dalla sua parte il re Gioacchino? Un pugno di patriotti audaci, pronti ai colpi di mano e alle avventure, pochi ex-militari chiamati quasi da un senso di nostalgia sotto le bandiere del prode cognato di Napoleone, qualche funzionario licenziato, retrocesso o comunque offeso dal nuovo ordine di cose, tutti insomma gli spostati che le restaurazioni e le guerre lasciano sul lastrico e che solo l'opera lenta del tempo riassorbe poi e rimette in circolazione nella vita civile. E l'entusiasmo sorgeva là dove si trovava il Re con le sue truppe, specialmente se, come a Bologna, agivano le società segrete... .10* Così il Lemmi. Faceva da contrappeso a questa schiera di aderenti la grande massa desiderosa dopo anni movimentati di ricuperare una normalità di vita, di rientrare in mi ordine tradizionale per lo più coincidente con il ritorno delle dinastie spodestate. Questi valori complementari acquistavano, presso costoro, una consistenza più spiccata nella lusinghevole aureola del passato a scapito di altri valori sostanziali, postulato indistruttibile delle conquiste del-l'89: cosi, pareva preferibile ragionare nei termini di una bonaria e piatta concretezza piuttosto che imbarcarsi in avventure allettanti l'immaginazione, quanto problematiche alla luce delle reali possibilità.
Il campanilismo regionale aveva ancora una volta la meglio. Non era pensabile in definitiva di assorbire e incanalare il forte individualismo paesano nella realtà dell'unificazione nazionale; fu solo la fruttuosa esperienza della
9) A. DUFOUHCQ, Murat eh., PP- 261-263.
io) F. LEMMI, L'età napoleonica, Milano, 1938, pp. S66-S67.