Rassegna storica del Risorgimento
CAROLINA BONAPARTE MURAT, REGINA DI NAPOLI; MURAT LETIZIA; MURA
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1977
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Documenti vaticani sui Murai
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informato attraverso suoi propri canali. Se non si può dire che prevenga il Macchi, pure quasi contemporaneamente si rivolge a lui per avere conferma di una voce , secondo la quale le figlie Marat hanno avviato le pratiche ordinarie per il trasporto della salma della madre Carolina da Firenze al cimitero di Bologna.
Il card. Lambruschini doveva avere davanti agli occhi una circostanza precedente (appena quattro anni prima) di cui aveva dovuto occuparsi personalmente. Si trattava sempre della ex-regina di Napoli, questa volta viva, la quale aveva richiesto il passaporto per entrare nello Stato pontifìcio. L'istanza era più che motivata: la vecchia madre Letizia Ramolino era moribonda a Roma e la figlia intendeva recarsi al suo capezzale. Al fratello Gerolamo, ex re di Westfalia e pure dimorante in Firenze, il permesso era stato accordato, a Carolina era stato negato. **>
A monte di questo rifiuto umanamente penoso, data la circostanza, c'erano ragioni di un certo peso: il pontefice aveva concesso ospitalità nei suoi Stati a vari membri della famiglia Bonaparte, il che stava a provare la inesistenza di un pregiudizio di principio; ma sussisteva l'i i-riducibile ostilità da parte della corte di Napoli alla presenza a Roma, anche temporanea, di colei che aveva usurpato > il trono partenopeo nell'epoca napoleonica, e diciamo pure una naturale diffidenza a Roma verso la persona di Carolina: tale impressione in parte si legava al ricordo dell'ultimo suo soggiorno, nel 1830 sempre presso la madre inferma, per la quale si temevano complicazioni molto serie che di fatto allora non si erano verificate. **)
Nel '30 il card. Albani (allora segretario di Stato) aveva cercato di conciliare le ragioni mosse dalla diplomazia napoletana e quelle più che giustificate dell'ex regina, che da parte sua aveva accolto con una certa insofferenza le limi-tazioni al suo soggiorno romano.45) fl Lambruschini nel 1836 non aveva dimostrato la malleabilità dell'Albani e non aveva quindi ritenuto di passar sopra aU'ostruzionismo dei Borboni. Quest'ultimo anzi si potrebbe pensare gli era servito da comodo paravento. Nel frattempo Madame Mère era morta e questa circostanza, anziché ammorbidire la situazione, aveva dettato al Lambruschini un linguaggio decisamente duro, articolato sul freddo ragionamento politico : Essendo cessato l'unico motivo che al dire di Madama Murat la traeva nei domini della Santa Sede... voglio sperare che essa desisterà dal suo intendimento ... L'umanità poteva intercedere a prò suo finché vi era qui per Madama la speranza di trovar viva sua madre, ora non potrebbe condurla nello Stato della S. Sede altro che un suo privato interesse... La ragione di Stato è un riflesso che supera tutti gli altri, e sarebbe assurdo che il Governo Pontificio ponesse in non cale le esigenze ragionevoli di una Corte Regnante e vicina, che vuole la lontananza di Madama Murat dal Regno delle Due Sicilie, per valutare le richie-
43) A. ZAZO, Carolina Murat e la corte di Napoli nel 1830* in Samnium, a. 7 (1934), p. 79.
> Ibidem.
45) Ibidem, pp. 75-77. Cfr. anche l'interferenza del Lambruschini, allora nunzio a Parigi, in quella circostanza: Le relazioni diplomatiche fra lo Stato Pontificio e la Francia, II serie: 1830'184S, a cura di G. PROCACCI, voi. I, Roma, 1962.
Sulla mentalità politica del Lambruschini si acquista una dimensione abbastanza completa anche attraverso la lettura di La mia nunziatura di Francia di L. LAMBRUSCHINI, a cura di P. Piani, Bologna, 1934.