Rassegna storica del Risorgimento

CAROLINA BONAPARTE MURAT, REGINA DI NAPOLI; MURAT LETIZIA; MURA
anno <1977>   pagina <270>
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270 Maria Franca Mettano
ste di una persona divenuta privata, figlie non d'altro che di un suo interesse pecuniario . *>
L' umanità di fatto scarseggia nel discorso del Lamhruschini a vantag­gio della ragion di Stato ; come riesce un po' singolare la controproposta fatta a suo tempo dall'incaricato pontificio a Firenze. Richiesto di rilasciare il passaporto a Carolina e a Gerolamo, chiamati al letto di morte della madre, aveva rilasciato il visto al secondo e proposto alla prima il visto per Perugia o per Foligno, e ciò per farle comprendere che l'opposizione di recarsi in Roma non partiva da noi... .47) L'incaricato, nella sua interpretazione rigidamente burocratica dei superiori comandi , non aveva ravvisato l'urgenza che aveva spinto invece il card. Fesch, come parente, ad avvertire i due figli dell'im­minente fine della madre.48'
Gli stessi fatti vengono commentati da L. P. Bellocq, incaricato francese a Firenze in quegli anni e osservatore distaccato dei Bonaparte residenti nella capitale del granducato. À proposito del diniego: M.me la comtesse de Lipona se voit privée de la liberto d'accomplir un semblable devoir, le chargé d'affaires du Pape ayant déclaré que les instructions de son Gouvernement ne permettaient pas qu'il pùt lui délivrer un passe-port pour la capitale de l'État romain. Il s'est offert seulement à solliciter cette autorisation . 5) Tale autoriz­zazione come abbiamo visto non venne, a causa dell'irrigidimento del card. Lambruschini.
Nel rifiuto che impedì a Carolina di raggiungere Roma anche dopo la morte della madre, è ragionevole supporre qualcosa di più che i riguardi ad­dotti verso la corte borbonica. L'espressione interesse pecuniario sottintende un giudizio un po' sprezzante sopra le mire di una donna vista solo come inte­ressata a spartire un'eredità,51) nonostante fosse noto che la contessa di Lipona non navigava in buone acque sotto il profilo finanziario. Questo risulta anche dalla testimonianza di Bellocq,52) il quale, però, mettendo a confronto nella vita pratica Carolina col fratello Gerolamo ex re di Westfalia o altri parenti residenti a Firenze, faceva pendere il suo giudizio tutto a favore di lei.53)
Sulla base del quadro favorevole che ne fa il Bellocq il Weil è portato a tirare delle conseguenze e a rilevare che l'atteggiamento ambiguo tenuto da Carolina alla caduta di Napoleone fu ampiamente compensato dal modo come si comportò dopo, tale da giustificare il giudizio di Napoleone: De toute ma famille, c'est elle qui me ressemble le plus .54> E aggiunge: L'adversité l'avait grandie, métamorphosée, régénérée. Guidée par sa téte forte, "la tète de Crom-well" au dire de Talleyrand, par son grand caractère, elle s'était, sans la moin-dre hésitation, sans l'ombre d'une faiblesse, engagée dans la voie que la néces-
*) Ibidem, p. 79 (lettera del 4 febbraio 1836).
47) Ibidem (lettera del 2 febbraio 1836).
Ibidem.
) WEIL, Les Bonaparte cit., p. 134.
50 Ibidem, p. 141.
si) Sulla questione dell'eredità di Mone Letizia, cfr. Ibidem, pp. 137-145.
52) Ibidem, p. 139.
53) Ibidem, pp. 134-137.
54) Ibidem, p. 135.