Rassegna storica del Risorgimento
CAROLINA BONAPARTE MURAT, REGINA DI NAPOLI; MURAT LETIZIA; MURA
anno
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1977
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pagina
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273
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Documenti vaticani sui Murai
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che bonariamente potrebbe dirsi il caso Napoleone, il Cursi sembra essere, però, fiducioso, o meglio non allarmato, sopra la sua diretta pericolosità. Tutt'al più esso suona come monito ad essere prudenti, vista la sopravvivenza di certe suggestioni.
L'altra ragione si imposta invece su radici più profondamente abbarbicate ad un sostrato nostrano, rese più tenaci dal confluire e dal combinarsi di due realtà temibili per la sicurezza dello Stato: anzitutto la situazione di generale inquietudine che caratterizza le province settentrionali, denunciata senza mezzi termini; secondariamente la persistenza, nei luoghi, del mito di Murat e del suo sogno italiano, mantenuto vivo dalla presenza delle figlie, particolarmente di Luisa. È soprattutto il Cursi, il cui scritto è diretto al Macchi, che in riferimento a quest'ultimo capo fuga ogni dubbio sulle vere ragioni dell'ostilità del Lam bruschini nei riguardi di Carolina Murat nel 1836: Tanto per la parentela contratta in questa Città dalla Famiglia Murat con i marchesi Fepoli, come per la dimora che nel 1814 vi fece l'Esule Gioacchino, proclamando l'Indipendenza Italiana, grandissima è tuttora la simpatia di queste popolazioni verso la famiglia stessa.
Il Governo, cui non erano ignote queste circostanze, assai riflessibili in politica, negò più volte ed in specie nel 1836 l'accesso nei Domini Pontifici alla stessa vedova ora defunta Murat, non immune da sospetti di maneggi; sospetti che oggi non senza fondamento gravano la figlia Contessa Rasponi maritata in Ravenna. Con questo fatto pertanto che produrrebbe una eclatanza inevitabile, non si farebbe altro che riscaldare maggiormente le idee del partito dei Liberali, e verrebbe a permettersi al tempo stesso una dimostrazione atta a servire di causa potente, se non di commozione, almeno di imbarazzo e di imprudenza, che nelle sue conseguenze potrebbe essere pericolosa per l'esempio che offre alla inesperta gioventù .
L'accenno ai giovani richiama alla mente l'adesione degli studenti di Bologna, che nel lontano 1815 avevano denominato Murat, nel loro proclama, Gioacchino l'Italico . W) Resta anche significativo che i giovani di allora avessero dato il loro apporto alla campagna murattiana, anche se il breve delirio era stato soffocato dalla normalizzazione riportata dagli Austriaci.70)
L'analisi svolta dal Macchi è più fine, anche se in sostanza conferma la stessa diagnosi del Curai. A proposito dei pericoli che la traslazione potesse tur* bare quella tranquillità, di cui felicemente si gode egli ribadiva: Questi timori sono tanto più fondati in quanto che fu appunto Gioacchino Murat che trovandosi in Bologna nel 1814 alla testa della sua armata Napoletana vi prò* clamò l'Indipendenza Italiana, locché gli conciliò il favore del Liberalismo, ed esiste tuttora un partito affezionato alla Famiglia Murat .71)
de la translation de ses restes mortela deputa Vìle-SainUlìélène jusqu'à Paris, Paris, L. Cur-mier, 1840.
*8) Appendice II, 3.
5) A. SORBELLI, Gli studenti bolognesi per G. Murat e per l'Indipendenza Italiana nel 1815y Bologna, 1918, p. 6 dell'estr. Cr. R. COLAPIETRA, Episodi della Restaurazione a Bologna, in Rassegna di politica e di storia, a. 12 (1966), p. 83; G. VEBUCCI, 1 moti italiani del 1831 negli ideali di politica estera del giornale cattolico a L'Avenir (1830-1831), in Rivista storica italiana, a. 67 (1955), p. 41.
7Q) A. SORBELLI, op. cit., p. 4.
H) Appendice, II, 1.