Rassegna storica del Risorgimento

CAROLINA BONAPARTE MURAT, REGINA DI NAPOLI; MURAT LETIZIA; MURA
anno <1977>   pagina <275>
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Documenti vaticani sui Murat
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Se è dunque arbitrario accettare certe interpretazioni che vedono re Gioac­chino nel ruolo di chi apre ufficialmente (quasi si trattasse di una mostra) il Risorgimento italiano, dando inizio alla così detta prima guerra di Indipendenza, e un fatto reale che nei luoghi in cui il tentativo aveva avuto luogo permaneva vivissimo e idealizzato il ricordo di lui: lo dimostrano le lettere che studiamo e la repulsa della Santa Sede che con la sua posizione difensiva ammetteva im­plicitamente la pericolosità di quel ricordo. Al posto della dimensione reale del­l'uomo Murat era logicamente sottentrato il mito Murat, che sussisteva se pure articolato sopra altre basi anche nel Napoletano.74> Altra cosa era invece il Murattismo a>, che mirava a presentarsi come erede legittimo di quel mito, ed in un certo senso a sfruttarlo nei luoghi in cui Gioacchino aveva per anni svolto il suo ruolo di sovrano voluto da Napoleone.75) Qui nel Napoletano, nono­stante le critiche che da taluni settori gli erano state mosse, la figura di Murat era circondata da una vera e propria tradizione sentimentale ,76) frutto in parte dei ricordi dei suoi anni di regno e anche dell'alone leggendario che aveva accompagnato i fatti del '15.
Che cosa rappresentava egli per i patrioti emiliani e romagnoli? Più che una figura reale era la proiezione dei loro desideri, un simbolo. Essi volevano contrapporre al regime conservatore pontificio quel simbolo, che gratificavano di connotazioni che in parte non erano concretamente sue. In ogni caso, però, quella figura costituiva un mezzo, un'arma reale in mano dei liberali, perché reale era la loro partecipazione all'ideale unitario.
Così il direttore di Polizia: Io dunque, avuto a calcolo queste circostanze, e riflettendo all'indole di queste popolazioni facili ad elettrizzarsi; fatto altresì riflesso alla tendenza di una gran parte di queste popolazioni stesse ad un nuovo ordine di cose, ed infine allo stato politico dell'Italia, sarei di subordinato parere che non si dovesse permettere, almeno per ora, la proposta traslazione delle ceneri della Vedova Murat... . Il Macchi, concorde su questa visione, pone, però, l'accento sulle conseguenze poco favorevoli derivanti dall'aperta negativa alle sorelle Murat di fronte all'opinione pubblica: anzitutto l'aspetto umano (... ricusare alle due figlie maritate in queste Legazioni la consolazione di avere a loro vicine le ceneri della Madre defonta ); poi le probabili illazioni della stampa specie francese per rappresentarci mal sicuri e poco confidenti nell'affezione dei popoli, e che bastano le sole ceneri di una donna per metterci in timore ; infine la possibilità che il rifiuto venga interpretato per una disap­provazione di quanto poco fa ha operato la Francia circa il trasporto da S. Elena a Parigi della salma dell'imperatore.78) Evidentemente nessuno di que­sti argomenti pesò sul Lambruschini. Come pure egli non prese in esame la proposta del Macchi, favorevole in un secondo tempo (dopo l'avvenuta trasla-
7*) a ...il aricordo di Gioacchino... viveva nel mito, ancora profondamente radicato in larghi strati della popolazione, del Decennio francese (F. BÀRTOCCINI, Il Murattismo
ir,, p. 20).
75) RHeva F. Bartoceini: il Murattismo, inteso come tradizione dinastica, era esi­stito in tutti quegli anni solo nelle ambizioni dei figli del caduto di Pizzo e, soprattutto, nelle paure dei Borboni . (Ibidem, p. 18).
76) ibidem, p. 20 sgg.
77) Appendice, II, 3.
7fi) Appendice, II, 1.