Rassegna storica del Risorgimento
CAROLINA BONAPARTE MURAT, REGINA DI NAPOLI; MURAT LETIZIA; MURA
anno
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1977
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pagina
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277
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Documenti vaticani sui Murai
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tisnio italiano. Ma quegli Italiani che desideravano l'unita e la indipendenza della patria erano ancora pochi; e poi discordi esigenti, ma non pronti al sacrificio. Noi... dobbiamo riconoscere che nel 1815 né i tempi né gli nomini erano ancora maturi per la grande rivendicazione nazionale . )
Ritornando più propriamente al filo del nostro discorso e alla riflessione sopra le lettere che siamo andati prendendo in esame, sembra lecito pervenire a certe conclusioni. Immaturo nel 1815 il tentativo di Marat, ma non priva di logica la mossa del re, che, sia pure assieme ad altri fini, assecondava consapevolmente quelle forze qua e là emergenti in Italia, rivolte all'obiettivo politico dell'unità. Resta, però, difficile, in base a ciò, stabilire fino a che punto possa accettarsi il suo ruolo di banditore ufficiale del Risorgimento. Un fatto mi pare storicamente accertato e postulabile dalla lettura della nostra documentazione: indubbiamente molto profonda la risonanza da lui lasciata proprio nei luoghi che avevano visto la sua avventura e poi la sua sconfitta, e di conseguenza feconda la lezione del suo gesto per la sensibilizzazione al moto nazionale. Se, infatti, non si fosse avvertita questa realtà e i relativi rischi che implicava, non ci sarebbe stata da parte degli organi direzionali dello Stato pontificio una così netta difesa . Carolina non era più in grado di nuocere, le figlie potevano essere tenute a bada, e in sostanza anche il caduto di Pizzo costituiva in sé un capitolo chiuso, ma sfuggiva inesorabilmente ad ogni controllo la forza imponderabile che connetteva il ricordo di Murat all'ideale unitario, e questa poteva scattare dal fatto occasionale. I moti rivoluzionari che alcuni anni prima ave* vano scosso la compagine dello Stato, ricomposto con l'avvento della Restaurazione, erano solo l'aspetto più vistoso della crisi che covava dentro. I germi eversivi che minavano il dominio temporale erano sempre più temibili e la logica di governo doveva dunque inchinarsi all'esigenza politica.
I resti mortali di Carolina non trovarono quindi l'estremo riposo a Bologna, ma rimasero a Firenze nella chiesa di Ognissanti.86) L'iscrizione che si legge non smentisce in sostanza nella sua semplicità la promessa a cui le due figlie si erano impegnate, quando avevano sporto la loro istanza, ma l'allusione (intenzionale o casuale?) alla dignità regia che il padre aveva ricoperta era un garbato richiamo al passato che a Bologna sarebbe potuto riuscire sgradito negli ambienti governativi: lei repose le corps de Marie Annunciade Caroline Bonaparte née le 25 mars 1783, mariée le 20 janvier 1800 à Joachin Napoléon Murat, roi des deus Siciles, morte à Florence le 18 mai 1839 .
MARIA FRANCA MELLANO
9 A. VALENTE, G. Murai cir., p. 379.
86) A. CORSINI, / Bonaparte cit pp. 274-275; cfr. anche p. 277.
87) Ibidem, p. 275. L'autore riporta anche le due successive targhe (1879 e 1924) apposte dai discendenti.