Rassegna storica del Risorgimento

GIGLIUCCI GIOVANNI BATTISTA LETTERE
anno <1977>   pagina <286>
immagine non disponibile

286
Giuliana Artom Treves
10 agosto 1854
Giovanni Batta Gigliucci ai suoi figlioli. Figlioli miei,
Ho pensato di scrivere alcuni avvertimenti, pel caso che una morte sollecita mi colga durante la vostra fanciullezza e m'impedisca cosi di darveli a voce quando sarete in età da intenderli.
Prima di tutto siate attaccati alla Santa Religione nella quale siete nati; ma non confondete con la religione tutto quello che per tale vorrebbe dare a credere la Corte di Roma.
I preti di tutte le religioni e di tutte le sette hanno messo e mettono continuamente nome di religione ai loro interessi terreni. I Preti della Chiesa Romana si servono parti­colarmente del nome di Religione per conservare il dominio temporale degli Stati Romani. Per questo fine sacrificano la Religione che ha predicata Cristo, e ciò vediamo ogni giorno. Non vi parlo della Inquisizione, chiamata santa per antinomia, non della vendita delle di­spense, non della pretesa virtù delle reliquie ed immagini dei Santi, non di altre iniquità simili. Che il vostro ossequio alla Religione sia dettato dalla ragione; ce Io insegnano le Sacre Carte. Ma non dimenticate mai che, per quanto cattivi siano la Corte di Roma e gran parte dei sacerdoti, la Religione ed il Sacerdozio (purgati dagli abusi introdottivi da­gli interessi mondani dei sacerdoti e principalmente dal dominio temporale) sono cose sante.
Abbiate sempre presente che il massimo nostro dovere come cittadini è di mettere tutta la nostra energia, le sostanze, e la vita occorrendo, per giungere all'assoluta indipen­denza della nostra Patria. Dovete pure lavorare assiduamente al conseguimento di una moderata libertà in quelle parti d'Italia dove non esiste ancora, e soprattutto alla distru­zione del Governo Clericale, causa prima dei mali d'Italia e degli abusi peggiori introdotti nella Chiesa di Cristo. Anteponete però sempre la indipendenza a qualunque forma di go­verno, per libera che sia, e se accadesse mai (faccio una ipotesi impossibile per darvi bene ad intendere il vostro dovere), se accadesse mai che il Governo Clericale fosse il solo ca­pace e voglioso a procurare l'indipendenza dell'Italia, siate sostenitori del Governo Clericale.
Siate fedeli alla Casa di Savoia, quanto essa è fedele all'Italia. Non date retta alle chiacchiere di quelli che per ispirilo di parte cercano screditarla nella opinione degli Ita­liani, ed abbiate in memoria che Vittorio Emanuele, se non fosse stato un uomo onesto, avrebbe potuto, con una certa apparenza di necessità, dopo la battaglia di Novara, non te­nere le promesse di suo Padre. Se avrete mai la disgrazia, come l'ho avuta io, di vedere gli eccessi di un partito o di un altro, non vi fate guidare dall'ira o dalla vendetta all'eccesso opposto, ma camminate imperturbati nella via retta con la guida della moderazione, cioè della giustizia.
Che un interesse qualunque o pubblico o privato non vi trascini mai a fare cose cat­tive se pure leggerissi m a mente. Un bene acquistato con cattivi mezzi non dura a lungo, e mentre dura i rimproveri della propria coscienza non lasciano goderlo in pace, e poi sarà messo a carico da Dio quando saremo chiamali a render conto delle nostre azioni.
La verità sia sempre la vostra guida nelle azioni e nelle parole. Ma con la verità nelle parole badate di non esagerare per non cadere in una mancanza di carità. Quando vi tro­verete di dover parlare, piuttosto che offendere la verità, offendete il mondo intiero; ma quando un parlare non sarà un dovere, piuttosto che offendere il prossimo e mancare di carità dicendo una verità, è meglio ohe voi taciate.
Prima di fare una promessa rifletteteci bene, ma una volta che l'avrete fatta tene* tela a qualunque costo.
Non transigete mai quando doveste sacrificare un principio. Cercate però nel tempo stesso di urtare la suscettibilità altrui il meno possibile. Non vi esca di mente che la pru­denza è la prima delle virtù cardinali e che l'imprudenza ritarda quasi senza eccezione, quando non rovina addirittura, il trionfo della causa che si difende.
Non vi mettete mai scientemente dalla parto del torto; e se vi accadesse mai di tro-varvici per errore, non tardate un istante a confessarlo e rilirarvene appena lo avrete conosciuto*