Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA POLITICA 1875-1898; PARETO VILFREDO
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1977
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Pareto e la politica italiana
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perfetta, o quasi perfetta, rimaneva solo da metterne in pratica i principi. Perciò occorreva mutare la Lega di Cobden, che era quanto di più utile e di più sublime avesse avuto da secoli l'umanità. In politica la sovranità del popolo era un assioma, la libertà era la panacea universale. La storia ci mostrava da un lato il popolo buono, onesto, intelligente, oppresso dalle classi superiori, di cui era propria la superstizione... Militarismo e religione erano i maggiori flagelli dell'umano genere... Negavo o almeno scusavo i mali della democrazia. Il terrore era una lieve macchia nel quadro luminoso della rivoluzione francese. In Italia il crescere delle imposte era dovuto solo alle male arti della consorteria. Se la democrazia vìnceva, se avessimo potuto avere la repubblica, le imposte sarebbero molto scemate e quasi interamente sarebbero sparite perché democrazia è sinonimo di libertà e la libertà non richiede spese dallo Stato ...2)
È strano, però, che con tali convincimenti, la sua vocazione allo scrivere si sia manifestata così tardi. Fino ai trentanni è soltanto un nomo preso dall'attività professionale, buon lettore, appassionato di politica, tanto da tentare, con l'appoggio dei Peruzzi, ben tre volte, tra il 1877 e il 1882, un inserimento attivo in essa.3) I suoi tentativi ebbero, però, scarso snccesso e servirono sol* tanto a radicare in lui la convinzione cbe il potere è corruzione e cbe gli uomini ne sono corrotti: Ho avuto assai di un fiasco... e ho già troppa occasione di vedere da vicino la malafede e la viltà di certa gente senza andare a procacciarmene delle altre. Mi basta la soddisfazione di disprezzarli e di dirlo altamenti a tutti .4*
Alla base dei suoi insuccessi c'è, forse, come rileva Busino, una eccessiva presunzione. Egli crede cbe l'essere ingegnere, capace di padroneggiare certe tecniche, sia sufficiente ad aprirgli la porta dei clubs dove si riuniscono ideal* mente coloro che presiedono alle sorti del paese . Ben presto, però, si accorge che i magnati della politica e i cavalieri di un'industria in fasce non si lasciano abbacinare dalle qualifiche, anzi dimostrano una profonda avversione per la gente che predica e pronuncia giudizi sulla mancanza di scrupoli, sulla venalità, sul politicantismo . Con un programma elettorale che poneva al di sopra di tutto la libertà e l'onestà era difficile inserirsi fra i demagoghi e gli affaristi. Ed è proprio in questo periodo che Pareto comincia a sentire la sua condizione di umiliato. Umiliato di non trovare il posto al quale aspira, umiliato perché la sua scienza non impressiona nessuno, umiliato dalla misera decadenza della elasse sociale alla quale appartiene, umiliato di dover fare i conti con gente che ignora o disprezza tanti valori, tutti quei valori incarnati, pur attraverso tante traversie, dalla classe sociale cui egli appartiene.5)
Fa la stessa amicizia con i Peruzzi che portò Pareto ad entrare nel vivo dei dibattiti e delle polemiche a carattere politico ed economico, che scaturì* rono in occasione delle elezioni politiche, indette per l'8 novembre 1874. È in
2) V. PABETO, Epistolario 1890-1923, a cura di G. Bus INO, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1973, voi. I, p. 613.
3> Pareto aveva conosciuto Emilia e Ubaldino Peruzzi all'Accademia dei Georgofili a Firenze nel luglio 1872. Importanti per conoscere i loro rapporti sono le Lettere ai Pe-ruzzi, a cura di T. CIACALONE MONACO, Roma, Ed. di storia e letteratura, 1968.
4) V* PABETO, Lettere ai Peruzzi cit., voi. I, p. 54.
5) G. BUSINO, Cinque anni di studi sulla vita e auWopera di V. Pareto (1960-65), in Ricerche storiche ed economiche in memoria di Corrado Barbagalto, a cura di L. DE ROSA, Napoli, ESI, 1970, voi. Ili, p. 260.
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