Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA POLITICA 1875-1898; PARETO VILFREDO
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1977
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Maria Cristina Bianco
questo periodo che scoppiano le divergenze tra i partigiani d'un liberalismo intransigente e i difensori d'un interventismo moderato dello Stato, facenti capo a due scuole diverse di politica economica. I primi si ispiravano alle idee di Adamo Smith, di David Ricardo, di Jean Baptiste Say, cioè ai principi propugnati dalla scuola di Manchester , gli altri si rifacevano alle idee dei socialisti tedeschi della cattedra. Alla fine del 1874 la scuola liberista, capeggiata da Francesco Ferrara, fondò la Società Adamo Smith, che ehhe come organo ufficiale L'economista di Firenze, diretto dall'avvocato Giulio Franco. Pareto ed Ubaldino Peruzzi vi parteciparono assieme ad alcuni uomini della Destra come Carlo Alfieri, Giovanni Arrivabene, Gino Capponi, Francesco Genala, Bettino Bicasoli, Guglielmo de Cambray Digny; alcuni della Sinistra come Salvatore Majorana Calatabiano, Agostino Magliani; banchieri e uomini di finanza come Pietro Bastogi e Carlo De Fenzi; professori e grandi notabili come Angelo Marescotti, Pietro Torrigiani, Francesco Protonotari, Francesco Carrara, Sidney Sonnino.
L'adesione di Pareto ad essa è facilmente spiegabile, non solo per l'amicizia e la riconoscenza che lo legava ai Peruzzi, ma soprattutto per la sua fede incondizionata nella libertà: La libertà è la panacea universale. Egli si butta, quindi, nel vivo della lotta liberista. Partecipa a congressi, pubblica articoli, scrive lettere, fa sentire la sua voce nelle discussioni alla Società Adamo Smith. Il suo tono è appassionato e intransigente, anche se lo stile è piuttosto enfatico: denuncia i raggiri e la corruzione della classe politica, vorrebbe riuscire a scuotere le vittime.
Uno dei suoi primi interventi è l'articolo Lo Stato industriale italiano, scritto agli inizi del 1876 e pubblicato da L'economista in occasione delle polemiche suscitate dall'inchiesta industriale italiana. Appare chiaro a Pareto che allo Stato è praticamente impossibile comportarsi come una qualsiasi società privata pratica e intelligente : poiché si trova nella necessità di imporre a tutte le imprese di pagare delle cauzioni e poiché paga esso stesso a ultimazione dei lavori e con forti ritardi, imponendo alle società appaltatrici aumenti notevolissimi di capitale circolante, con conseguente aggravio di costi, aggiran-tesi dal 32 al 39 . A questo si devono aggiungere la corruzione negli appalti che allontana gli onesti, le lungaggini derivanti dal fatto che i suoi ingegneri hanno solo voto consultivo, lo spreco dei capitali e il rischio derivante dall'improvviso esaurimento dei fondi, la lentezza degli impiegati subalterni. A conferma delle sue affermazioni Pareto porta anche degli esempi: alcuni tratti di strada ferrata fatti costruire dal governo, non solo erano costati di più, ma risultavano costruiti malissimo; il monopolio dei tabacchi non aveva mai avuto contabilità in regola, per cui non si potevano stabilire i costi di produzione, le saline statali risultavano più costose di alcune private.6)
Uguale atteggiamento contrario all'intervento statale Pareto mantiene anche nei confronti della questione ferroviaria. Il dibattito fra liberisti e interventisti si concretava, infatti, nel problema se fosse compito dello Stato oppure delle compagnie private il possesso o l'esercizio, o tutte e due le cose insieme, delle linee ferroviarie.7) Pareto si oppone, come liberista, ad ogni forma di intervento pubblico. Appena laureato egli aveva iniziato la sua attività di ingegnere
6> V. PARETO, Scrìtti politici citi, voi. II, pp. 55-90.
7> Cfr. A. BERSELLI, La questione ferroviaria e la rivoluzione parlamentare, in Rivista storica italiana, 1958, n. 2, pp. 188-234, n. 3, pp. 376-428.