Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA POLITICA 1875-1898; PARETO VILFREDO
anno <1977>   pagina <294>
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Maria Cristina Bianco
mento della politica, non solo economica, dell'Italia della fine degli anni '80 e l'inizio dei '90.
Les induslriels s'agìtaient pour oblcnir des droits protecteurs; mais, abandonnés à leurs propres forccs, ils n'auraient probablement abouti à rien, si le gouvernement ne les eut aidés... Depretis ne songea mcmc pas à s'cnquérir quel effet une nouvelle politique douanière pouvail avoir sur Favenir économique du pays. Les fonds des questions lui im-portait peu. Il les jugeait surtout du point de vue de l'influence qu'elles pouvaient avoir pour lui assurer le pouvoir. 2)
Questa tendenza alla protezione doganale trovava, tuttavia, un forte osta* colo, secondo Pareto, nel trattato commerciale con la Francia. Quando, però, in seguito alla crisi agraria, gli agricoltori francesi cominciarono ad agitarsi per ottenere provvedimenti protezionisti e il governo di Parigi decise di adottare un dazio sul grano e uno sul bestiame, danneggiando gravemente le esporta* zioni italiane e provocando quindi proteste da parte degli agrari italiani, questo ostacolo crollò e si iniziarono le discussioni per una nuova tariffa doganale.
Pareto non si rese conto, però, che questo accentuarsi della politica prote­zionista non fu solo un fatto riguardante l'Italia e la Francia, ma interessò un po' tutti gli Stati dell'Europa continentale con lo scopo non di ostacolare gli scambi tra Stato e Stato, ma soltanto di compensare i produttori dei danni che derivavano loro dalla generale discesa dei prezzi, dovuta alla maggior facilità e al miglior costo dei trasporti marittimi e terrestri e dall'aumentata offerta dei prodotti della terra e dell'industria .21*
La tariffa doganale dell'87 colpiva quasi tutti i prodotti industriali ed alcuni prodotti agricoli: i dazi protettivi furono particolarmente elevati per il grano, per i prodotti tessili e per quelli siderurgici. La forte protezione che assicurava ad alcune industrie fu perciò vivacemente criticata dagli economisti liberisti, primo fra tutti Pareto. Numerosissimi sono i suoi articoli e i suoi inter­venti su questo argomento apparsi su riviste italiane ed estere negli anni 1887-1900 (Giornale degli economisti, Secolo, Rassegna di Scienze Politiche e Socialif Journal des économistes, Monde économique, Revue Suisse, ecc.), Leg­gendo questi scritti si resta colpiti dal tono dell'autore: in un primo tempo appassionato, intransigente, poi sempre più pessimista e scettico. Sul giornale L'economista il 26 dicembre 1875 Pareto scriveva: In Italia i germi di quello spirito di libertà che costituì la grandezza dei nostri padri non sono ancora svaniti T>. Due anni dopo già scrive:
Noi non possiamo negare che la causa della libertà perde terreno... e noi possiamo anche prevedere che, malgrado tutti i nostri sforzi noi dovremo subire altri legami, a causa dell'autorità del governo che s'accresce; ma dovremo abituarci, restare inerti, lasciarci in­vadere da una sorta di fanatismo? ~)
À mano a mano che passano gli anni diventa sempre più acuto il sentimento di solitudine. Si accorge di lottare, come sottolinea Busino, per una causa alla
2' V. PARETO, L'Italie économique cit., p. 330.
21) G. LUZZATTO, Storia economica dell'età moderna e contemporanea, Padova, Ce-dam, 1948-50, voi II, p. 325.
-3> V. PARETO, Della logica delle nuove scuole economiche,, in L'economista, 10 giu­gno 1877, p. 689; ora in V. PABKTO, Ssrttti sociologici, a cura di G. BUSINO, Torino, Utet, 1966, p. 127.