Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA POLITICA 1875-1898; PARETO VILFREDO
anno
<
1977
>
pagina
<
297
>
Pareto e la politica italiana 297
riforma doganale all'attività industriale del paese (sviluppare l'industria siderurgica e quella tessile). Mancavano, infatti, in Italia quelle risorse naturali che occorrevano per rifornire delle necessarie materie prime quelle due produzioni che si volevano far sviluppare. Egli, d'altra parte, non negava all'Italia il diritto di sviluppare anche una propria attività industriale: ammetteva che potessero svilupparsi tutte quelle attività che trovassero nelle naturali risorse del paese le indispensabili materie prime. Esse si riducevano, oltre a quella della seta, ad attività a carattere artigianale: industria della paglia, dei coralli, delle vetrerie, delle concerie, delle ceramiche, dei fiammiferi, dei mobili intagliati,27* Le critiche che Pareto avanzava, dunque, contro la protezione siderurgica,
sebbene non pienamente accettabili, per il loro discendere da un ideale di sviluppo astratto, mettevano tuttavia in rilievo alcuni grossi problemi: il fatto, in primo luogo, che un'industria siderurgica italiana sarebbe pur sempre dovuta dipendere dall'estero per il rifornimento del coke, e che questa necessità avrebbe comportato un grave annuale indebitamento con l'estero. Si può tuttavia osservare, a questo proposito, che nella misura in cui anche l'Italia si fosse lentamente adeguata alle condizioni delle più avanzate nazioni europee avrebbe avuto un sempre maggior bisogno di ferro e di acciaio, che avrebbe dovuto importare dall'estero, con un aggravio ben maggiore di quanto non fosse nel caso delle importazioni di carbon fossile, poiché ferro ed acciaio, essendo prodotti semilavorati, hanno un valore maggiore del carbone .
Un altro grosso problema che emergeva dalle polemiche di Pareto era quello delle conseguenze della protezione siderurgica sullo sviluppo dell'intero apparato industriale: uno dei peggiori fra i dazi protettori è quello sul ferro e sull'acciaio di cui si sa essere il consumo in diretta relazione con lo stato di incivilimento di un popolo .
Se si ammette, però, che condizione fondamentale della riuscita di una trasforma zione in senso indiretto di un paese ancora essenzialmente agricolo è la possibilità di creare una propria industria di base, dal momento che l'industria siderurgica è certamente, tra queste, la più importante, la scelta riguardo al regime doganale è inevitabilmente condizionata dalla premessa iniziale.
Tanto maggiore doveva poi essere il peso del regime doganale in Italia, dal momento che le mancava una delle due materie prime indispensabili, che si doveva pertanto far venire dall'estero. Le critiche di Pareto e dei liberisti, infine, mettevano giustamente in rilievo il fatto che la protezione, con la quale si intendevano creare in Italia condizioni favorevoli di sviluppo della siderurgia, si risolveva in un massiccio sfruttamento della collettività, costretta a pagare di più per ottenere di meno, a favore dei singoli privati. Tale argomento era tuttavia criticabile in una prospettiva a lungo termine, poiché non considerava i vantaggi che sarebbero derivati dallo sviluppo industriale. Senza la politica protezionista, infatti, l'Italia, molto probabilmente, sarebbe stata relegata in una posizione di netta inferiorità nei confronti delle vicine nazioni europee.
Pareto, però, è convinto che si sostenga una certa politica, non per i suoi
-?) Cfr. V. PARETO, i/Italia économique cit., p. 344. 2*> M. CÀLZAVARINI, op. cit., p. 87.
29) V. PABETO, Le industrie meccaniche e la protezione, in Giornale degli economisti, meno 1891, p. 308; ora in V. PABETO, Scrìtti politici cit, voi. I. p, 415. ) M. CALZAVAMNI, op. cit., p, 88.