Rassegna storica del Risorgimento

CATTOLICI ITALIA 1904-1914; GIOLITTI GIOVANNI
anno <1977>   pagina <309>
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Giolitti e i cattolici
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influenti nella vita pubblica e sostanzialmente diversi l'uno dall'altro : il liberale, il cattolico, il socialista scrisse negli anni *90. Poco monta che il secondo di questi non abbia nessun rappresentante nelle nostre assemblee legislative, e che il terzo ve ne abbia pochissimi; il Parlamento nel nostro sistema politico non rappresenta niente affatto la nazione, ma solo il partito, quasi direi la casta predominante >.ll>
Giolitti condivideva l'opinione di Meda secondo cui nel futuro i conflitti non sarebbero stati più solamente politici, ma economici e sociali e capiva che dall'indebolimento del sentimento religioso delle masse erano risultate incresciose conseguenze. 12> Parimenti, egli condivideva le vedute politiche del Meda.
Io considero come veri partiti politici tre soli, il clericale, il socialista ed il costitu­zionale, ora io pongo una questione molto grave; quale di questi tre partiti eserciterà una maggiore influenza sopra quella massa? li clero ha per se una grande forza, una delle forze che più muovono il mondo: il sentimento religioso; ma ciò non basta e ora si organizza la democrazia cristiana la quale prende a cuore anche gli interessi materiali dei lavoratori, organizza casse rurali, segretariati del popolo, scuole, ricreatori; e tutto questo movimento recentissimo ha avuto testé la sanzione della più alta autorità religiosa del mondo.l3*
Lo statista piemontese temeva che i liberali avrebbero perduto il loro ascen­dente a meno che non avessero gareggiato con i socialisti e i cattolici nel far loro la causa delle classi meno abbienti. Pur mettendo continuamente in evidenza la questione sociale, egli non mancava mai di rintuzzare l'influenza della sinistra facendo solo rari riferimenti alla Chiesa. Ciononostante la sua politica di con­ciliazione era diretta a disarmare sia i cattolici sia i socialisti.
Se Giolitti aveva poco da dire circa il programma sociale dei cattolici, aveva anche meno da dire circa le relazioni di Roma col Vaticano. Nelle sue Memorie egli non menziona alcuno dei pontefici che furono a capo della Chiesa durante la sua lunga carriera, ignorando anche Pio X, il papa del suo stesso decennio.14) Giolitti mantenne il silenzio anche nei riguardi delle sue vedute religiose, una prova che il separatismo era per lui non solo una necessità ma anche una ferma convinzione. Nutrendo un profondo rispetto per la Legge delle Guarintigie egli credeva che essa avesse permanentemente sistemato le relazioni tra l'Italia e il Papato. In questo era d'accordo con i suoi predecessori, ma non condivideva la tendenza di alcuni di loro ad attaccare la Chiesa.
L'anticlericalismo era contrario alla mentalità di Giolitti. Egli lo considerava controproducente in un tempo in cui urgeva la soluzione di tante questioni scot­tanti Inoltre, egli si rendeva conto del fatto che i promotori dell'agitazione anti­clericale erano spesso quelli che meno accedevano alla sua visione pratica della politica italiana. Questo spiega perché i suoi prefetti e la polizia consideravano anticlericalismo e sovversione quasi sinonimi e si sforzavano di reprimerli en­trambi. 16) Egli era anche contrario al non-expedit che considerava poco reali-
1> Ivi, p. 31.
W GIOVANNI GIOLITTI, Discorsi extraparlamentari cit., p. 206.
,3J GIOVANNI GIOLITTI, Discorsi parlamentari, II, p. 629.
,4> GIOVANNI SPADOLINI, II mondo di Giolitti, Firenze, 1969, pp. 149-150; GIOVANNI GIOLITTI, Memorie della mia vita, Milano, 1922, passim.
15) ABTURO CARLO JEMOLO, Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni, Torino, 1963, pp. 368-376; SPADOLINI, Il mondo cit., pp. 152-155.
16> GIOVANNI SPADOLINI, Giolitti e i Cattolici, 1901-1914, 2" ed., Firenze, 1960, pp. 199, 217; ID., L'Opposizione cattolica da Porta Pia al 98, 4* ed., Firenze, 1961, p. 540.