Rassegna storica del Risorgimento
CATTOLICI ITALIA 1904-1914; GIOLITTI GIOVANNI
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1977
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Frank J. Coppa
etico e non credeva che i cattolici potessero o dovessero rimanere estranei alla vita politica del paese.17*
Giolitti cercava di assorbire nell'ambito legale quegli elementi che erano rimasti in disparte. Si doveva ad essi dimostrare che tutto ciò che era ragionevole e giusto nelle loro richieste poteva ottenersi nello Stato parlamentare. Gli sforzi del ministro per procurarsi amici dalla sinistra doveva eventualmente procacciargli il titolo di Bolscevico dell'Annunziata , mentre i suoi tentativi di attrarre cattolici alla sua causa portò all'accusa che egli avesse sovvertito sia il liberalismo sia lo Stato laico alle pretese del clero. Ambedue le accuse erano false.
Giolitti ricevè l'appoggio cattolico perché egli era del tutto alieno dall'anticlericalismo e non condivideva l'avversione alla Chiesa mostrata ogni tanto da personalità quali lo Zanardelli e re Vittorio Emanuele HI. 18> Alla fine del 1901, quando il Ministro Zanardelli presentò un disegno di legge sul divorzio, Giolitti, ministro degli Interni nel gabinetto, non mostrò di tenere molto alla sua approvazione e questo, indubbiamente, piacque al Vaticano. Quando egli stesso divenne Primo Ministro, mantenne la stessa linea di condotta e nel suo discorso d'inaugurazione della XXII" Legislatura egli non fece alcuna menzione del progetto di legge sul divorzio.
Al Ferri che gli chiedeva ragione della mancata inclusione, egli rispose:
Su questa questione io resto della opinione che manifestai altra volta, cioè che personalmente non trovo assolutamente nulla di male nel divorzio; credo che sia un istituto, il quale esiste in paesi altamente civili, potrebbe anche essere adottato da noi senza che ne venisse alcun male. Ma questa è una opinione mia personale e la Camera passata non era di questa opinione, e siccome i programmi elettorali compresi quelli dei socialisti non hanno affatto parlato di tale istituto, così io ho creduto che non fosse il caso di parlarne più. 2)
Nell'assumere un'attitudine conciliante verso i cattolici, egli non faceva una sola concessione che potesse violare il suo profondo senso dello Stato. Sicuro che la linea di demarcazione fra la Chiesa e lo Stato avrebbe potuto essere fissata, egli non si lasciò smuovere dalla confusione o dal pregiudizio altrui. La linea di condotta di Giolitti nei riguardi delle relazioni fra la Chiesa e lo Stato fu elaborata nel modo più chiaro possibile durante la discussione parlamentare che fece seguito alla protesta papale contro la venuta del presidente francese a Roma. Noi, in quanto alla politica ecclesiastica, crediamo che non vi siano cambiamenti da fare , osservò. Noi camminiamo per la nostra via senza occuparci delle osservazioni che altri ci possa fare. Il principio nostro è questo, che lo Stato e la Chiesa sono due parallele che non si debbono incontrare mai.2I)
La condotta di Giolitti fu facilitata dai cambiamenti che si effettuarono nel mondo cattolico. Con la morte di Leone XIH, nel luglio del 1903, il Patriarca
J7> Nel suo distretto elettorale i preti delle parrocchie avevano virtualmente sospesa del tutto la proibizione sin dalla prima decado del 1880. GIOVANNI GIOLITTI, Memorie detta mia vita ciu, I, pp. 41-42.
M) DE ROSA, La orisi cit., p. 16; GIOVANNI ANSALDO, Il ministro della buona vita. Giolitti e i suoi tempi, 2" ed., Milano, 1950, p, 153.
*9> SPADOLINI, Giolitti cit., p. 82.
2) GIOLITTI, Discorsi parlamentari cit., II, p. 838.
20 Ivi, II, p. 820.