Rassegna storica del Risorgimento

CATTOLICI ITALIA 1904-1914; GIOLITTI GIOVANNI
anno <1977>   pagina <313>
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Giolitti e ì cattolici 313
presidenza della Camera, passo che, tra l'altro, portò il partito di quest'ultimo a dividere le responsabilità del potere.34)
A seguito della partecipazione cattolica alle elezioni del 1904 le relazioni fra i cattolici e il regime liberale migliorarono tanto che i prefetti trovarono che le organizzazioni cattoliche non avevano assunto alcuna attitudine anticosti­tuzionale, neppure nelle loro roccaforti quale Padova. Una quantità di giornali cattolici simpatizzavano apertamente col governo e i loro numero aumentò du­rante la guerra libica che fu presentata come una crociata contro l'antico nemico della cristianità.3S> Quanto desidererei che il Presidente del Consiglio sapesse il dolore da me provato per non poter essermi trovato alla Camera ed al Senato per applaudirlo , disse il cardinale Agliardi a un funzionario alle strette dipen­denze di Giolitti, ma gli ho battute le mani da qui, dal Palazzo della Can­celleria .
Non tutti i cattolici erano entusiasti della guerra o della tacita cooperazione esistente Ira costituzionalisti e cattolici. Luigi Sturzo criticò la cessazione dell'as­senteismo e ritenne che la Chiesa avesse avuto un ruolo reazionario nelle ele­zioni del 1904. Pur riconoscendo che il catolicismo avrebbe dovuto opporsi al socialismo egli faceva notare che esso avrebbe dovuto farlo con le proprie forze e con le proprie idee e da una posizione democratico-cristiana. Invece, appoggian­do i moderati, argomentava Sturzo, i cattolici avevano contrastato mi complesso di giuste aspirazioni e bisogni delle classi meno abbienti.37) Tale partecipazione, inoltre, non aveva fatto niente per creare un partito cattolico atto a partecipare alla vita nazionale con un programma proprio. Sturzo era ben conscio dell'opposi­zione teorica e pratica di certi principi liberali ai postulati del cattolicesimo.38) Il partito che gli stava a cuore avrebbe non solo difeso la libertà del cittadino e dell'individuo, ma anche le cosiddette entità naturali, quali la famiglia e il comune che non trovavano garanzia nell'ideologia liberale.39)
Al di fuori del campo cattolico lo spirito di conciliazione veniva criticato sia da vari gruppi liberali sia dall'estrema sinistra e vennero fatti tentativi per far prendere una direzione anticlericale a Giolitti. Lo sforzo non ebbe successo. Nel 1907, quando giornali che presumibilmente esprimevano l'opinione del mini­stero annunziarono che Giolitti era disposto a dissolvere le corporazioni religiose d'Italia, egli fece sapere che il governo non aveva alcuna intenzione di agire contro questi enti.40) Parimenti, riguardo alla questione dell'istruzione religiosa, Giolitti assunse un'attitudine conciliante. Nel febbraio del 1908 Bissolati, il so­cialista riformista, fece una proposta per la secolarizzazione delle scuole primarie secondo cui sarebbe stata proibita l'istruzione religiosa d'ogni forma. Il presi­dente del Consiglio osservò che quelli che caldeggiavano la proposta consideravano
30 GIOLITTI, Memorie cit., I, p. 217; SPADOLINI, Giolitti cit., pp. 72-73; PERTICONE, pp. 345-346.
35) SPADOLINI, L'Opposizione cit., p. 540; GIOACCHINO VOLPE, L'Italia in cammino, Milano, 1931, p. 221.
39 Dalle Carte di GIOVANNI GIOLITTI. Quaranfannni di politica italiana. Voi. Ili: Dai prodomi della grande guerra al fasciamo, 1910-1928, a cura di CLAUDIO PAVONE, Milano, 1962, p. 76.
37) DE ROSA, La crisi cit., p. 21.
38) LUIGI STURZO, Italy and Fasciarti, trans. Barbara Marclay Carter, New York,
1967, p. 16.
3W DB ROSA, Storia cit, pp. 458-460; 1D., La crisi cit., pp. 34-35, 39. * SPADOLINI, Giolitti cit., p. 213.