Rassegna storica del Risorgimento
CATTOLICI ITALIA 1904-1914; GIOLITTI GIOVANNI
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1977
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Gioititi e i cattolici
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ci fu più vasta collaborazione di liberali e cattolici nelle elezioni del 1913 e forse alcuni deputati ministeriali pensarono che avrebbero potuto assumere definiti impegni rispetto al divorzio e all'istruzione religiosa in considerazione del* 1 attitudine assunta da Giolitti riguardo a queste due questioni. Invero si potrebbe congetturare qui che la supposizione dell'appoggio cattolico lo portasse ad accrescere il suffragio nel 1912 ed è possibile, per quanto improbabile, che il voto cattolico avesse concorso all'elezione di 228 deputati, come il men che cauto conte indicò agli intervistatori dell'ostile Giornale d'Italia, 49>
D'altro lato, questa cooperazione non rappresentò una nuova direzione per Giolitti, nessun cambio di fucile da una spalla all'altra, come pretendevano certi marxisti, né v'era alcun patto formale con il governo o con Giolitti. H presidente dell'Unione Elettorale mise questo in evidenza nell'intervista. 19 Tuttavia si diceva che nelle elezioni Giolitti avrebbe abbandonati i radicali alla loro sorte per patrocinare i candidati conservatori firmatari del patto . Infatti nel I Collegio della Capitale, ed in altri, il Presidente del Consiglio combatté fianco a fianco con i radicali e con i democratici in genere contro l'Unione Elettorale Cattolica Italiana.51)
In risposta a domande, alla Camera, riguardo alla presupposta collaborazione con Gentiloni, Giolitti rese noto che dovunque il partito clericale stimava di poter vincere aveva presentato candidati propri in opposizione a quelli di tutti gli altri partiti. In Piemonte il giornale 11 Momento era quello che più decisamente s'opponeva a tutti quei candidati che erano favorevoli al governo, e molti che si sapeva fossero amici personali di Giolitti furono avversati, alcuni sconfitti. Il presidente del Consiglio, che ancora considerava la partecipazione cattolica alle elezioni una favorevole congiuntura, biasimava il fatto che certi liberali avessero firmato una dichiarazione in cui promettevano di seguire un corso prestabilito, e aggiungeva che quelli che lo facevano non potevano essere considerati liberali.52*
Malgrado questa asserzione, i liberali tipo Salandra sostenevano che lo Stato doveva essere difeso sia contro i cattolici sia contro l'Estrema Sinistra. Mentre la Sinistra aveva dubbi sulle relazioni di Giolitti con i cattolici, i liberali conservatori continuavano a nutrire sospetti sia sulla apertura a sinistra sia sulla sua attitudine conciliatrice verso la Chiesa. C'erano quelli che presumevano che Giolitti minasse lo Stato liberale con la sua associazione con i radicali e il suo riformismo, mentre altri argomentavano che la sua unione con i Cattolici fosse più pericolosa in quanto forniva le basi per il suo sistema fondamentalmente conservatore. Ambedue le accuse mancavano di solido fondamento.
Non ci si può render conto del riformismo giolittiano solamente in base alla sua associazione con la Sinistra né del suo orientamento conservatore solamente sulla scorta delle sue relazioni con i cattolici. Le relazioni fra il giolitti-nismo, da un lato, il cattolicesimo e il socialismo, dall'altro, non erano impenniate né sulla questione della riforma né su quella della reazione, ma su quella della sovravvivenza. L'attitudine di Giolitti verso ambedue i gruppi era dettata da con-
49) // Giornale d'fletta, 8 novembre 1913.
50) QH insegnamenti delle elezioni generali a suffragio allargato, in Civiltà Cattolica, a. 64 (1913), voi. 4 (26 novembre 1918), p. 533.
si) HABTMUT UU.HICH, Le elezioni del 1913 a Roma. I Liberali fra Massoneria e Vaticano, Milano, 1972, pp. 27-28.
52) GIOLITTI, Discorsi parlamentari cit., Ili, p. 1675.