Rassegna storica del Risorgimento
CATTOLICI ITALIA 1904-1914; GIOLITTI GIOVANNI
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1977
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Frank J. Coppa
siderazioni di identica natura e soprattutto dalla sua determinazione di formare una più numerosa classe politica che includesse le classi dei lavoratori e le masse agricole rimaste al di fuori.53) Il Partito Liberale Democratico, egli credeva, aveva la saggezza di prendere quanto necessario sia nel programma socialista sia in quello cattolico e nel processo avrebbe virtualmente disarmato la loro opposizione organizzata.
Giolitti aveva una fede profonda nello Stato liberale quale strumento capace di superare tutti i suoi oppositori.54* Egli criticava quelli che volevano chiudere le porte del Partito Liberale che egli identificava con lo Stato liberale ammonendo che tale attitudine avrebbe portato il partito al decadimento ed eventualmente alla sua distruzione.55) Proponeva, quindi, che si tenesse il partito aperto a nuove idee e gruppi in modo da indebolire l'opposizione con una serie di concessioni che, secondo luì, lo Stato liberale poteva fare senza sacrificare la sua integrità. La sua tattica tendente a superare la rigidità dottrinale trovò il suo massimo favore presso i radicali.K) C'erano, sia nel movimento cattolico sia in quello socialista quelli che non vedevano di buon occhio tale collaborazione ed erano risoluti a preservare l'indipendenza dei loro rispettivi partiti.
Nei limiti del gruppo cattolico il lombardo Meda valutava positivamente l'opera di Giolitti, mentre il siciliano Sturzo la condannava perché riteneva che il Sud dovesse pagare il prezzo per lo sviluppo economico-sociale del Nord. Perciò Sturzo s'opponeva a che i cattolici dessero il loro appoggio a candidati liberali nelle elezioni del 1913 perché pensava che si contribuisse così a rafforzare la maggioranza di Giolitti, mentre Meda considerava inevitabile tale collaborazione, data la necessità di limitare il numero dei candidati cattolici. Questa diversità di valutazione non era caratteristica esclusiva dei cattolici in quanto il settentrionale Turati e il meridionale Salvemini erano di uguale avviso nell'ambito del Partito Socialista.S8)
Sturzo riteneva che il problema del Sud fosse di natura principalmente politica. Secondo lui la disparità tra Nord e Sud proveniva dall'eccessiva centralizzazione dello Stato e dalla conseguente uniformità tributaria e finanziaria. Il rimedio andava ricercato in una decentralizzazione regionale d'amministrazione ed in una federalizzazione delle varie regioni, opinione molto simile a quella del Salvemini.59) Soprattutto Sturzo temeva che il movimento cattolico sarebbe stato meridionali zzato e reso subordinato alle vedute sociali conservatrici della borghesia. M Per questa ragione egli considerava un partito politico cattolico indipendente la sola legittima alternativa a un rigido assenteismo.61)
Il fallimento finale del sistema giolittiano non fu dovuto soltanto al mancato assorbimento degli elementi socialisti e cattolici ma anche al mancato sviluppo,
53> PERTICONE, op. ci*., pp. 343-348.
**) SCIPIO SICHELE, Il Nazionalismo e i partiti politici, Milano, 1911, pp. 198-199; SPADOLINI, Giolitti cit., p. 15; PERTICONE, op. cit., p. 360.
55) GIOLITTI, Discorsi extraparlamentari cit., p. 270.
56) FRANCESCO CATALUCCIO, Linee politiche della vita interna italiana ( 1861-1922 ), in Questioni di storia del Risorgimento e dell'Unità d'Italia, Milano, 1951, pp. 465-468.
57J GIAMPIETRO DORÈ, Prefazione a FILIPPO MEDA, Scrini scelti, p. XX. ) Ivi, p. XXI.
59) STURZO, op, cit., pp, 20-21; SALADINO, op. cit., pp. 60-61; DE ROSA, La crisi cit., p. 42.
0 DE ROSA, La crisi cit p. 124. 6,ì' SPADOLINI, Giolitti cit., p. 121.