Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno <1977>   pagina <319>
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Divagazioni sulla Grande Guerra 319
trici divisionale (53a divisione) e ho finito con quello della sezione mitragliatrici di Brigata alla Pavia (le pesanti Saint-Etienne francesi), con il quale ho contri­buito, per pochi giorni, ad assediare d'Annunzio a Fiume... Cloridan, cacciator tutta sua vita...; io, no, ma durante quella parte della mia vita che va dal '15 al '19, avrebbero potuto dire di me mitraglier tutta sua vita . Dimenticavo, in Val di Daone, davanti al non allegro e nevoso Doss dei Morti, nel '17, ho anche avuto ai miei ordini una sezione delle vecchie Gardner a manovella, residuo di antiche guerre coloniali...
Sono passati ormai tanti anni, ma il ricordo è ancora vivo in molti di coloro che assistettero all'episodio e, forse, non è inutile rammentarlo perché ci aiuta, io penso, non solo a comprendere le ragioni e lo spirito di certi giudizi di oggi sulla partecipazione italiana alla prima guerra mondiale, l'intonazione processuale, mi sia consentita l'espressione, di molte rievocazioni e la tendenza a condannare non soltanto uomini, ma idee e atteggiamenti.
Quella che, mancando un più diretto termine di confronto, fu chiamata, in Italia e fuori, per ragioni di vastità materiale e temporale, la grande guerra (anche se da noi, troppo vecchi superstiti, è stata sempre ricordata come la guerra tout court o, una volta presentatasi l'angosciosa occasione di un più recente paragone, la prima guerra mondiale ), ha offerto la possibilità di irò-nizzare sul mito della grande guerra .3) Un peccato del quale i poveri grigio­verdi anonimi dell'Isonzo, del Carso, degli Altipiani, di Caporetto e del Piave sono stati sempre innocenti allora e dopo.
Ma torniamo all'episodio al quale ho accennato. Si stava svolgendo a Trento il XLI Congresso di storia del Risorgimento italiano del nostro Istituto. Dopo la giornata inaugurale (9 ottobre 1963), nella quale il compianto carissimo amico Luigi Salvatorelli, portando il saluto dell'Accademia dei Lincei, aveva lodato che si fosse scelto a tema del Congresso L'Italia nella prima guerra mondiale, perché non si tratta di storia lontana, che si studia come un pezzo d'anatomia, ma di materia che è ancora viva, discussa e contrastata . Preludio a quello che avrebbe sostenuto all'indomani nella relazione su Neutralismo e interventismo , preci­sava:
Come quelli che hanno la mia età o un'età non troppo distante dalla mia, ricordano, la guerra del 1915-'18 fu definita l'ultima guerra del Risorgimento.4) Questo appellativo, nato nel clima di allora, non va preso in senso letterale, cioè nel senso che quella sia stata sol­tanto l'ultima guerra del Risorgimento, ma non c'è dubbio che il fattore irredentismo ha avuto fondamentale importanza nelle decisioni dell'Italia di entrare in guerra e fu il sostegno morale di quella durissima prova. Lo studioso deve ora considerare più da vicino, più intima­mente, con senso crìtico imparziale, il rapporto tra questo fattore irredentistico e tutti gli altri avvenimenti politici, alcuni dei quali concorrevano a spingere l'Italia in guerra, altri invece a trattenerla. Si deve, infine, guardare, sia durante lo svolgimento della guerra, sia di fronte ai suoi risultati, al rapporto fra quello che noi conseguimmo sul piano strettamente nazio­nale, e l'importanza e il carattere dell'azione italiana, considerata nel quadro della guerra mondiale.
3) Ved. MAHIO ISNENCHI, // mito della grande guerra da Marinelli a Malaparte, Bari, Laterza, 1970.
4) e S'apre l'ultima guerra del Risorgimento italiano apparirà, il 24 maggio 1915, al centro della prima pagina del n. 143 de La Tribuna, il giornale che aveva ospitato la giolit-fiana lettera del a parecchio al a Caro Peano .
5> Atti del XLI Congresso di Storia del Risorgimento italiano (Trento, 9-13 ottobre 1963), Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1965, pp. 9-10.