Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno
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1977
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pagina
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323
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Divagazioni sulla Grande Guerra
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una scintilla caduta in un punto qualunque avrebbe fatalmente determinato lo scoppio.
Tragico risultato, oltre le delusioni etico-politiche, i 5.290.000 morti delle potenze alleate e associate, i 3.885.000 degli Imperi Centrali: 9.175.000 creature umane tolte alla vita, una cifra che si inserisce tra quelle delle odierne popola* zioni della Grecia e del Belgio... Una allucinante selva di croci ideali a ridosso di centinaia di chilometri di trincee, sui cui reticolati e i sacchetti di terra e sui petti di quei caduti si era, qualche volta, spezzato l'impeto distruttore dei nuovi mezzi di guerra.13) Ma anche quell'orrore non spegneva nei migliori la fede in un diverso domani.
Quando si ritornerà scriverà Davide Concone, che non tornò dalla prigionia se non per morire bisognerà combattere col pensiero per una vita più sana, più giusta, più forte. Se il Signore mi concederà di ritornare a casa, la mia vita sarà spesa per il trionfo della giustizia e del bene. Qui s'impara la vera forza e la vera bontà: qui si conoscono e la viltà e la debolezza. Nel dopo guerra ima vita più sana più degna sarà instaurata. Me felice se dopo queste lotte cieche e brutali potrò combattere anche la lotta più alta e più nobile del pensiero. Io penso che dopo bisognerà amare; amare molto. L'umanità uscirà dalla lotta immane affranta e sanguinante. Se Dio mi concederà di tornare io vorrò essere uno dei pionieri della ricostruzione. ")
Non tutti, bene inteso, erano entrati in guerra con quello spirito e lo avevano mantenuto. Non era mancato chi aveva bestemmiato, come Giovanni Papini ne Lacèrba del '15, che sarebbe stato bello vedere il nero sangue dei cadaveri e non sentire più il rancido lacrimar delle madri! ; s'era sempre trovato qualche ripetitore di Marinetti vantare la guerra sola medicina, sola igiene del mondo , mentre qualche estetizzante parolaio si ostinava a rivendicarne la bellezza catartica. Ma saranno sempre meno con il passare del tempo e con la lezione dell'orrore; i più erano come quei capi-arma della mia 964a Fiat, il falegname di Loreggia (Padova) Dante Tommasin, sergente maggiore, il calzolaio di Forni Avoltri (Udine) Giuseppe Tamussini, caporal maggiore, per i quali erano senza eco quelle stoltezze e quelle bestemmie. Autentici figli di popolo, non professionisti dell'eroi-smo, anche se nel giugno 1918 si guadagnarono entrambi la medaglia d'argento al valore, si battevano perché dovevano battersi, per la casa, per la famiglia, perché senza bisogno di eccitamenti interventisti, avevano sempre sentito dire nelle loro terre così vicine alla frontiera che quello che ora avevano di fronte era il nemico tradizionale. Non tutti come quei due mitraglieri, s'intende. Un modesto episodio che ho rievocato altra volta può aiutare a far comprendere la tormentosa diversità spirituale degli uomini che abbiamo avuto la tremenda responsabilità e l'onore di guidare al fuoco, spesso alla morte, contadini e borghesi. Giuseppe Tamussini mi disse una volta. Sior capitano, la guera la femo soltanto lori studenti e nualtri contadini . H che non era assolutamente vero, anche se, qualche volta, guardandosi attorno in trincea, si poteva davvero essere tentati di credere che fossimo noi, studenti improvvisati ufficiali, a guidare le azioni e fossero loro, contadini di tutte le regioni italiane, a rischiare la morte con noi per conquistare
*3) I dati delle perdite sono tolti da Cifre dell'altra guerra, breve nota che, nell'illusione potesse servire a far riflettere qualche ingenuo, fu pubblicata alla vigilia dell'intervento italiano del 1940 nella Rassegna storica del Risorgimento, a. XXVI (1939), pp. 1514-1515.
H) OMODEO, op. cit., p. 523. ce La classe dirigente continuava a dare buon numero di valorosi all'esercito , documenta un severo storico non professionale, MAIUO SILVESTRI, Isonzo 1917. Torino, Einaudi, 1962, p. 48.