Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918
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1977
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pagina
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324
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Alberto M. GkisalbeHi
quelle quote * misteriose il cui stato civile toponomastico era costituito da un semplice numero arrossalo dal sangue di migliaia di caduti delle due parti. Ma torniamo all'episodio .
Nell'ultima difesa di Monte Stol, il 27 ottobre 1917, la mia Brigata, la Potenza (una delle quattro ternarie costituite nel luglio e ridotte a binarie dopo Caporelto), era riuscita a riconquistare la linea di cresta, quando gli Austriaci, sopravvenuti in forza, avevano travolto i resti di quella unità, che anche le documentazioni del nemico esaltano per il suo eroismo e la tenacia della resistenza. Mentre ripiegavamo con un'azione contrastata e sanguinosa verso sempre meno tenibili linee di difesa, uno degli ufficiali della mia compagnia mitraglieri, quidam de populo anche lui, borghese e milanese come me e mio pari grado, anche se meno anziano, mi urlava esasperato : Appena siamo a fondo valle, corro alla stazione più vicina e torno a casa: sono stufo di battermi per i Veneti! . A quella stazione non è mai arrivato perché, pochi giorni dopo, tornava non a casa, ma a riunirsi ai superstiti della compagnia. Anche per lui quel sentimento, inconscio, forse, nella maggior parte dei combattenti e, tuttavia, fondamentale, per cui si soffriva e si rischiava la vita, il sentimento della unità nazionale, aveva prevalso su un istante di smarrimento.15)
Molti ed eterogenei gli elementi costituenti lo spirito che animava una parte delle generazioni del '15-'18, quasi sei milioni di uomini chiamati alle armi dalla classe del 1874 a quella del 1900, ma sarà impossìbile rendersi conto del significato di quella guerra se si dimenticherà il valore del patriottismo. Della parola Patria, allora e, purtroppo, ancora più pesantemente più tardi, si è fatto spreco, ma questo non autorizza a negare a quel sentimento una concreta realtà. Aveva indubbiamente ragione Eugenio Garrone quando si chiedeva: Che cosa si deve poter pretendere dal soldato, il solo che dia veramente tutto, perché nessun conforto può avere dalla visione di una più alta idealità? .16)
La risposta la dava quel caporal maggiore che, pregato di portare a Roma, in una licenza-premio dopo la battaglia del giugno 1918, la più vera e più grande delle vittorie italiane, un saluto al padre del suo capitano, alla commossa invocazione di quel padre: Tornate presto! tornate presto! rispondeva con ingenua ma autentica fierezza: Torneremo presto e vittoriosi! . Anche quel contadino ciociaro era uno dei molti soldati che brontolavano e m aledi vano, si, maledivano la guerra, ma non sarebbero rimasti indietro quando fosse venuto l'annuncio che quello era il giorno Zeta e che di lì a poco sarebbe scoccata l'ora x, quella in cui bisognava saltar fuori dalla trincea e buttar l'anima nel rogo.
In trincea c'erano tutti, neutralisti di ieri e interventisti, volontari e richiamati, monarchici e repubblicani, cattolici e socialisti. E c'era anche i più forse
*5) Per questo episodio e per lo stato d'animo dei combattenti mi sia concesso di riferirmi a quanto ho detto nell'Aula Magna dell'Universi là di Padova 1*11 ottobre 1958, II Popolo italiano e Ut guerra, estr. da Annuario dell'Università di Padova per Vanno accademico 1958-fS9, e anche all'articolo L'ultimo anno nei ricordi di uno che Vita vissuto, in Da Caporetto a Vittorio Veneto cit., pp. 11-27. Con spietata amarezza, n guerra finita, Giuseppe Prezzolini nel suo Codice della vita italiana {Quaderni della Voce, s. Ili, n. 45), Firenze, 1921, p. 5, scrìveva: a Dovere: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro . Sulla brigata che, delle quattro in cui ho prestato servizio, è rimasta più impressa nel mio cuore, vcd. GAETANO DE CAMELIS, ha Bri-gota Potenza nella Grande Guerra, Como, Nani, 1936, e LUIGI GASPAKOTTO, Rapsodie (Diario di un fante), Milano, Treves, 1923, pp. 251-252, 284-285, 303-304, 369-371, 400401.
I6> Cfr. GALANTE-GAIIRONE, Prefazione a OMODEO, op. cit, p. XLI.