Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno
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1977
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pagina
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327
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Divagazioni sulla Grande Guerra
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per vario motivo rimasti a casa, con i colleglli, soldati o ufficiali che fossero, assegnati ai pur indispensabili servizi territoriali, accorati nelle uniformi che non conoscevano fango, neve, roccia, reticolati... Lo scontro non era tra due modi di essere ho detto altra volta , ma tra due mondi, non tra i neutralisti di ieri rimasti tali e gli interventisti-intervenuti, ma tra il mondo morale di coloro che facevano, a loro modo e non senza vantaggio, la guerra a casa e quello degli altri, di quelli per i quali la topografia era costituita da numeri scritti col sangue nostro e dei nostri compagni. Una realtà che nel paese non tutti mostravano sempre di intendere. Ma quanto ci vorrà ancora per arrivare a Trieste?... , ho ricordato in altra occasione. Era vero, sulle carte non ci voleva nulla: era questione di centimetri, ma per noi c'era di mezzo quell'in-ferno carsico del quale l'austriaco arciduca Giuseppe e non molti tra i nostri alleati sapevano intendere la tragica difficoltà. Per questo qualcuno finiva per rimpiangere il baracchino di Baite Promonte, il fifhaus di Magnaboschi e gli stessi pidocchi pardonl del Medio Isonzo e del Chiese, della Val d'Assa e della 208 sud ...
Quella incomprensione e quel distacco insisto, dipendevano più da motivi psicologici che politici. Quando, diversi anni or sono, ho recensito il bel volume di Alberto Monticone su Caporetto, ne ho accettato la tesi che le cause di quella sconfitta furono esclusivamente militari.2I) Un grande storico del quale piangiamo sempre la scomparsa, Walter Maturi, non sospetto, certamente, di nazionalismo e di militarismo, non esitò, pur approvando nell'insieme la recensione, a dichiararmi che non era d'accordo con me nell'escludere l'influenza di un certo disfattismo. A distanza di tanto tempo e con più ricca conoscenza di fonti e di ricostruzioni critiche posso valutare meglio il punto di vista del fraterno amico. Le lettere private del corrispondente di guerra Rino Alessi al direttore del Secolo, per esempio, forniscono certamente qualche utile elemento. La guerra non era soltanto quella delle pagine a colori di A. Beltrame sulla Domenica del Corriere. Quando, il 23 luglio 1917. ormai alla vigilia della Bainsizza, l'Alessi lamenta che, purtroppo, lo stato l'animo delle truppe non è più quello del mese di aprile. È vero che i casi sporadici d'indisciplina avvenuti in qualche Brigata non debbono impressionare in modo soverchio; però sarebbe meglio che non esistessero , avvertiamo una preoccupazione che qualche mese prima non c'era.
Io continuo a credere, però, che una vera e diretta influenza politica non abbia agito decisamente sul comportamento dei soldati. Caporetto non si giustifica né con la frase cristianamente dolorosa della Nota del 1 agosto 1917 di Benedetto XV ai capi dei Governi in guerra per invocare la cessazione del-l'inutile strage, anche se, indubbiamente, qualche immediata ripercussione ci fu,23) né con l'appello umanitario del 12 luglio dell'onorevole Treves a tutti
2,) A. MONTICONE, La battaglia di Caporetto, Roma, Studium, 1955 (ree. in Rassegna storica del Risorgimento, a. XLIV (1957), pp. 141-146, dove mi sono anche giovato di ricordi personali). Da tenere presente la recente ristampa delle sempre valide Considerazioni sulla battaglia di Caporetto, in NOVELLO PAPAFAVA, Scélta di scritti, 1920-1965, con prefazione di A. C. Jemolo, Torino, ERI, 1975, pp. 185-215, e G. PIIHZZOI.INI, Dopo Caporetto (Quaderni della Voce, n. 32), Roma, 1919.
22) RINO A LESSI, Dall'Isonzo al Piave. Lettere clandestine di un corrispondente di guerra, Milano, Mondadori, 1966, p. 81.
21> Ivi, pp. 95, 96-97, 16 agosto 1917: ce Si considera delittuoso il passo del Papa alla vigilia della nostra offensiva. Anche gli spiriti morigerati si ribellano : 19 agosto: L'enei-